Sempre più difficile governare una classe

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Le classi, a partire dalla primo anno della primaria, sono sempre più difficili da governare. Lo dicono tutti gli insegnanti. Ormai siamo sempre più spesso di fronte a bambini o ragazzi con tempi d’attenzione spesso brevissimi, che dimenticano quanto appreso velocemente  e soprattutto caratterizzati da un’accentuata iperattività. Lasciamo stare per un momento la  maleducazione o l’individualismo. Spesso figli unici, frequentemente con genitori che restano fuori casa tutto il giorno per lavoro e impegnati in  attività di vario genere, nuoto, danza, palestra, musica; oppure molto più spesso, soli con se stessi, o meglio con  il telefonino in mano a giocare o vagare sul web. Quelle che abbiamo di fronte sono generazioni di alunni che, seppur virtualmente, a dodici o tredici anni hanno già visto tutto. Molti di loro passano appiccicati a Internet almeno la metà della loro giornata, e frequentemente anche gran parte della nottata. Incominciano piccolissimi con i videogiochi e continuano. Adesso iniziamo a vedere i risultato di vent’anni circa di educazione con  Internet baby sitter e genitori per i quali dare regole sembra essere un problema esistenziale. Come sono questi ragazzi in una situazione di privazione degli strumenti tecnologici con cui occupare il tempo e alla presenza di coetanei, lo potete sapere solo entrando in un luogo che si chiama scuola. Dove il cellulare non si usa, sono costretti a un confronto con gli altri, c’è una gerarchia e soprattutto dove dovrebbero stare fermi. Intendiamoci, mediamente non fanno  grandi disastri, evitiamo  quindi le inutili criminalizzazioni, ma sempre più spesso gli insegnanti si trovano di fronte classi sussultorie, prendo appositamente in prestito un vocabolo che riguarda i terremoti, di bassa magnitudo ma assolutamente percettibili, affette da movimenti continui che, a colpo d’occhio, non fanno mai percepire la classe come ferma. Se  fino a un paio di decenni fa  l’iperattivismo  era un caso conclamato e riguardava singoli alunni, ora i movimenti continui sono la norma.  Niente di eclatante. Un susseguirsi  di piccoli gesti, giocare con la penna, muoversi sulla sedia, tamburellare sul banco, aprire e chiudere gli anelli del quaderno e via dicendo. Un’ipercinesi continua con  una successione  di microazioni risultato dell’iperstimolazione, a cui anche i più piccoli non sono sottratti. Cosa provocheranno questi nuovi stili di vita  sul lungo periodo non siamo in grado di prevederlo. Al momento osserviamo   un deficit della memoria a lungo termine e la difficoltà di concentrazione che sembra ridursi solamente di fronte alla proiezione di un video, quasi fosse qualcosa di primordiale e familiare,  rispetto a una  modalità di comunicazione a loro  quasi estranea: la lezione verbale.

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