IL COMMERCIO CINESE A COMO. L’INCHIESTA. Sempre più grande la Chinatown di Como

Ingrandisci ! Una città nella città fatta di botteghe, negozi, centri massaggi, bar e ristoranti
C’è una città nascosta per le vie di Como. Una città che profuma di soia, riso, pollo con le mandorle. Una città che si veste alla luce di lanterne rosse.
È la Chinatown che fatichiamo a vedere perché dislocata in zone diverse del capoluogo e non è contrassegnata, come nelle grandi metropoli, da indicazioni dal gusto orientale.

Nessun festone, insomma, a dare il benvenuto. Una città fatta di botteghe, negozi, centri massaggi, bar e ristoranti che nel corso degli anni hanno costruito nuove mura attorno a quelle già esistenti, dando vita a una comunità cinese che oggi conta moltissime e differenti attività.
Secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio, aggiornati a dicembre 2012, sul totale dei servizi in alloggi e ristorazione gestiti da stranieri, il 35,2% appartiene a cittadini cinesi: 102 imprenditori. Un numero significativo, se si pensa che al secondo posto della classifica si trovano i turchi (73).
Cinese anche il primato delle attività manifatturiere condotte da stranieri, con una percentuale del 26,2%, la più alta tra gli stranieri non italiani a Como. E basta fare un giro in città per rendersi conto che abbigliamento, ristoranti e parrucchieri sono i locali orientali più diffusi. Dallo storico ristorante Pechino all’insospettabile salone per capelli Marco in via Cadorna, non ci si può sbagliare: la Cina è davvero vicina. Così vicina da essere diventata parte integrante e attiva della città. Vi starete chiedendo: “Dove? Non ci ho fatto caso”. Ecco la risposta: provate a seguire le tondeggianti lanterne rosse e non potrete sbagliarvi. Vi condurranno alla scoperta di una “città segreta”.
Molti i locali di cucina tipica, concentrati per la maggior parte in zona piazzale Giulio Cesare, fino a quelli più recenti di viale Lecco e via Dante: la ristorazione cinese negli ultimi anni si è sviluppata in modo esponenziale sul territorio cittadino.
Non mancano le botteghe: in via Cadorna si viene accolti da un negozio che vende curiosità orientali: da articoli per la casa a oggetti mai visti prima, fino ai classici gattini portafortuna per poi passare alle decorazioni tipiche quali draghi e fiori.
E se questo assaggio di Cina non basta, è possibile proseguire la passeggiata in via Italia Libera, dove si trova un emporio culinario in cui si vendono involtini primavera, patatine fritte dai gusti più strani nei sacchetti ultra-colorati con ideogrammi illeggibili fino ai cibi per i palati più fini.
Decine di scaffali che sembrano cantare l’inno cinese a squarciagola.
Oltre agli alimentari e all’oggettistica per la casa, c’è l’abbigliamento, uno dei punti fermi del commercio cinese nel Comasco.
Via Cinque Giornate e via Rubini ospitano i negozi più frequentati. Vestiti, scarpe, accessori, tutto per un prezzo massimo che non supera i 60 euro. Non mancano nemmeno le sartorie dove di italiano c’è soltanto il nome e quando si entra sembra di essere stati catapultati in un film sul lavoro in Cina. Quella di dare un nome italiano al proprio negozio sembra essere una pratica molto diffusa.
Adottata da tutti i parrucchieri che assicurano “shampoo, taglio e piega a dieci euro” e apertura no stop, salvo poi guardare meglio e rendersi conto che sull’insegna ci sono anche gli ideogrammi cinesi.
Via Recchi, Via Cadorna e via Manzoni sono i luoghi dove ci si può “dare un taglio” in men che non si dica e senza appuntamento. C’è poi chi ha pensato in grande, come nel caso dello store Hao-Mai in viale Innocenzo XI. Il quartier generale per gli acquisti a basso costo.
Aspirapolvere, televisori, microonde, vestiti, casalinghi, giardinaggio: il regno del made in China, senza se e senza ma. Così, in un batter d’occhio, silenziosamente e senza troppo clamore, eccola. Benvenuti a Chinatown.
Enrica Corselli

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