Cronaca

Sempre più Halloween nel nostro Dna: «Tempo di crisi, cresce la voglia di feste»

altIn trent’anni cambiamento epocale: la ricorrenza celtica fa ormai parte del bagaglio culturale
«Dolcetto o scherzetto?» La domanda è ormai di casa, sul Lario. Per chi lo festeggia, Halloween è innanzi tutto maschere e burle in salsa horror, una sorta di Carnevale autunnale. «Una festa senza santi né misteri, né rivelazioni, non richiede giuramenti di fede, ha simboli semplici e condivisi: due soli colori, l’arancio e il nero», ha scritto lo studioso comasco Francesco Paolo Campione, figura di riferimento nel mondo dell’antropologia culturale e che dirige il Museo delle Culture di

Lugano. In procinto, la settimana prossima, di inaugurare una grande mostra da lui curata sull’arte erotica giapponese a Parigi.
Ormai Halloween fa parte del nostro Dna. In trent’anni, è diventata una ricorrenza sempre più presente nel nostro panorama mentale e culturale.
«Di fronte all’affermazione della festa di Halloween, nel nostro Paese sostanzialmente sconosciuta sino a quindici anni fa, la gente sembra disporsi lungo due opposti fronti. Da una parte, vi è l’adesione netta di chi si è rapidamente convertito a una ricorrenza, senza dar troppa importanza alla conoscenza profonda del suo significato. Dall’altra vi è il fronte dell’indifferenza o dell’opposizione, più o meno esplicita, di chi percepisce la nuova festività nei termini d’un sovvertimento di valori, particolarmente pericoloso laddove si accosta e si sovrappone alle tradizionali ricorrenze cattoliche dei Santi e dei Defunti».
Così lei, Campione, si esprimeva una quindicina d’anni fa, facendo una sorta di bilancio, in un commento per il nostro giornale, a quindici anni dall’arrivo di Halloween in Italia. E in trent’anni cosa è cambiato?
«Oggi direi le stesse cose, sottolineando come via via questo tipo di festività continui a provocare sempre maggior crescita di consensi. Quello che prima era vissuto ancora con un certo fastidio dai piu anziani, oggi è accettato in modo naturale. Una festa, insomma, che pur lentamente è entrata a far parte dell’immaginario collettivo non solo dei Paesi che l’hanno generata ma anche presso chi l’ha adottata».
Quindici anni sono bastati per questa rivoluzione?
«Sono un arco di tempo significativo, di una generazione in termini statistici. C’è stata, da una parte, una erosione del fastidio che presso alcune categorie generava l’idea di Halloween e, dall’altra, una crescita del consenso nei confronti di questa festa. Di fatto, non c’è più come una volta una frattura generazionale».
A mostrare favore per zucche e streghe sono soprattutto i bambini, gli adolescenti e i loro genitori, oltre – naturalmente – a chi fa buona ogni occasione per festeggiare.
Campione, lei 15 anni fa scriveva che «la festa è sentita più intensamente fra i maggiori consumatori del messaggio televisivo ai quali viene proposta, soprattutto in termini di occasione di spesa». Ma oggi, mentre ancora le vetrine pullulano di zucche, già nei negozi si preparano gli addobbi natalizi. Non si corre il rischio di esagerare con le feste?
«Fra la fine dell’estate e il Natale, il calendario rituale sopravvissuto sino all’epoca post-industriale non prevede soste ludiche. Ma tre-quattro mesi di sosta riflessiva sono ormai troppi per i ritmi del nostro tempo. E così oggi viviamo in realtà un bisogno sempre piu grande di feste, perché attraversiamo un momento di grande crisi sociale. Per questo cresce l’esigenza di momenti condivisi di evasione. E metterei in questo ambito anche il successo delle grandi mostre, dei concerti oceanici e, più in generale, di tutti quegli eventi che fanno diventare di interesse pubblico una forma di piacere collettiva. Non c’è mai stata società più “festaiola” della nostra, a dire il vero».
Quindici anni fa Campione scriveva ancora che la causa è «l’incapacità collettiva di saper aspettare, di trattenere una parte delle proprie aspettative e pulsioni per lassi di tempo che appaiono prolungati, non appena vengono paragonati alla disponibilità immediata, quotidianamente sperimentata, delle risorse della comunicazione globale».
Riflessioni che valgono a maggior ragione oggi. Così come questa: «La festa cade infatti giusto in tempo per ridurre al minimo la riflessione razionale sul tema della morte, evento oramai confinato agli ambiti della dimensione personale del dolore e progressivamente svuotato d’ogni valore sociale». Un cambiamento epocale è senz’altro avvenuto.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La vetrina di un negozio comasco addobbata con prodotti legati alla tradizione di Halloween. La festività è sempre meno “esotica”
30 Ott 2014

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