Sempre più in crisi la scuola media

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

La Fondazione Agnelli, a distanza di circa un decennio, ha reso noto il nuovo rapporto sulla situazione della scuola italiana che conferma la situazione statica del nostro sistema scolastico. La scuola Primaria si conferma il segmento che funziona meglio e in cui gli alunni raggiungono i risultati più positivi, a volte addirittura migliori della media europea. Sempre più in crisi, invece, la scuola media di 1° grado, nella quale i ragazzi, specie quelli provenienti dalle classi sociali meno abbienti e con bassi livelli d’istruzione, e gli alunni con famiglie straniere alle spalle, manifestano grandi difficoltà nelle competenze di base. Le rilevazioni, com’è ovvio, si focalizzano sui dati oggettivi e in uscita. 

La scuola media di 1° grado è da sempre la parte più in crisi della nostra scuola, vuoi perché ha un impianto didattico non definito, è infatti impossibile non tenere conto dell’età anagrafica degli alunni nella difficile fase della pre-adolescenza, vuoi perché l’organizzazione scolastica è già molto simile alla scuola superiore senza potere pretendere le stesse prestazioni, visto che si tratta di scuola dell’obbligo.

La stessa crisi è riscontrabile nei primi due anni di scuola superiore, anch’essi facenti parte dell’obbligo scolastico, nei quali la dispersione è ancora molto alta. Il biennio sconta il fatto di dovere essere scuola di tutti, quindi di massa, con una limitata selezione all’entrata e, contemporaneamente, con un’impostazione generale da iscrizione volontaria.

Inoltre, se nella scuola superiore e in quella primaria, nel primo caso per la durata complessiva del ciclo di studi, nell’altro per la durata più lunga, ma anche per il fatto di avere voluto garantire la scuola in presenza, tutto sommato gli studenti hanno potuto avere un ciclo di studi abbastanza regolare, il triennio della scuola media, per una generazione di studenti, si è ormai svolto quasi interamente in epoca Covid. Un intero ciclo di studi è volato per i ragazzi, senza potere frequentare i pari, elemento che a quell’età è una necessità fondamentale per la formazione della personalità. Gli studenti stranieri pagano, oltre alle difficoltà relative alla conoscenza della lingua, anche la mobilità intensa delle loro famiglie. A tutto ciò si aggiunge il cambiamento frequente degli insegnanti che qui, più che altrove, si spostano, vuoi per la difficoltà che comporta l’insegnamento ai ragazzi in piena crisi esistenziale anche sul piano disciplinare, vuoi per ricercare maggiori soddisfazioni professionali.

Circa il 30% degli insegnanti si sposta da un anno all’altro contro il meno del 20% della primaria e il 25% delle scuole superiori. In tutti gli ordini di scuola si registrano ancora forti differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese.

Ai docenti delle medie manca una formazione didattico-pedagogica specifica che solo un corso di laurea finalizzato all’insegnamento può garantire. È un vero peccato perché sul piano pedagogico la scuola media è la parte più interessante del sistema scolastico, visto che si interviene in un’età con un potenziale  di forte crescita  sia umana sia  sul piano dell’apprendimento. Sarebbe ora di affrontare il tema di un riordino in modo organico e tempestivo.

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