Sempre più sposi con il rito laico. Tra due mesi la prima unione civile nel capoluogo lariano
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Sempre più sposi con il rito laico. Tra due mesi la prima unione civile nel capoluogo lariano

Crollo del numero dei matrimoni celebrati in chiesa nel capoluogo lariano. A confermarlo in modo netto e incontrovertibile sono i dati in arrivo dal Comune. Nel 2013, infatti, i riti celebrati davanti a Dio erano stati 86. Mentre quelli officiati a Palazzo Cernezzi avevano raggiunto quota 167. Nel corso del 2016, solo tre anni dopo, la tendenza si è ulteriormente rafforzata. In tutto i matrimoni registrati in città sono stati 253, di cui 171 civili (tutti in sala consiliare a Palazzo Cernezzi, gratuita per questi scopi, essendo Villa Olmo, il cui noleggio per nozze costa 500 euro, una scelta impraticabile causa lavori in corso) e appena 82 religiosi. Più che un raddoppio dei civili rispetto ai religiosi.

Il Comune di Como si appresta ora a varare una novità per chi è interessato al matrimonio o all’unione civile (il primo rito con questa seconda modalità appena varata è atteso a Como tra due mesi). L’assessore con delega ai Servizi Demografici, Marcello Iantorno, ha infatti proposto alla giunta di istituire una sorta di albo di location per nozze civili in sedi diverse dalla casa comunale. «Sarà un’opportunità interessante per lo sviluppo turistico e culturale – dice Iantorno – Sul nostro territorio abbiamo diversi siti di interesse storico-culturale che si prestano egregiamente a fungere da cornice per le nozze. Altri Comuni hanno del resto già individuato siti analoghi, dato che la legge lo consente, a determinate condizioni».

E così Palazzo Cernezzi a giorni pubblicherà un bando per invitare i proprietari di alberghi, ristoranti e ville storiche a proporre le loro location private, appunto esterne alla casa comunale, per potervi celebrare unioni e matrimoni civili di fronte al sindaco o all’ufficiale di Stato civile.

I criteri sono stabiliti dalla legge e «da decisioni giurisprudenziali», dice Marcello Iantorno, e sono stringenti: occorrerà indicare con precisione i giorni del mese in cui tali location saranno a disposizione degli sposi, delimitare con altrettanta precisione gli spazi adibiti. E il servizio non dovrà essere occasionale, ma, commenta Iantorno, «avere carattere duraturo e in un ambito strutturale idoneo e di sicuro interesse turistico e culturale».

Avanzate le proposte da parte degli operatori – sono molti gli alberghi e le strutture ricettive che hanno richieste anche di coppie straniere – l’amministrazione valuterà con quali strutture avviare questa collaborazione. E si creerà così una sorta di “albo” delle location private per le nozze civili. Come in altre località sarà previsto un contributo da versare all’amministrazione locale per nozze fuori dalla casa comunale: 1500 euro più Iva, con un supplemento del 15% in caso di celebrazione fuori orario. «Saremo concorrenziali sul mercato delle nozze laiche», dice Iantorno. Va considerato ad esempio che a Villa Carlotta in Tremezzina (visitata l’anno scorso da 208mila persone e dove si sono celebrati 40 riti tra nozze civili autentiche e “simboliche” cioè “simulate”, moda sempre più diffusa), la tariffa base è di 800 euro (fino a 50 invitati), più 2.200 euro da versare al Comune di Tremezzina. E il tariffario della location più ambita del Lario per le nozze, Villa Balbianello, proprietà del Fai che fa parte della stessa amministrazione locale, prevede per due ore di cerimonia un costo base di 1.500 euro fino a 10 invitati nella Loggia. Mentre per un sì sulla terrazza a lago, con 100 invitati e di sabato, si spendono 23mila euro.
Lorenzo Morandotti

20 Gennaio 2017

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Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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