Senna Comasco, in paese cresce l’allarme: «Se ci sono pericoli, va detto subito»

Traffico rifiuti

«Un po di paura c’è, aspettiamo notizie». Queste le parole di un cittadino all’indomani del blitz dei Carabinieri.
Una maxi inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti a Senna Comasco, nell’area del Gaggio, ha sconvolto le persone che oggi si pongono numerose domande sulla sicurezza e sulle possibili ricadute per i residenti.
Timori confermati dal sindaco, Francesca Curtale, che ha raccolto le tante richieste di chiarimenti e spiegazioni, soprattutto sulla salubrità ambientale, sulla qualità dell’acqua e sulla bonifica dell’area protetta.
«Le autorità competenti effettuano periodicamente le verifiche sulla qualità dell’acqua, dell’aria e ci sono le agenzie preposte con le quali mi raccorderò nei prossimi giorni per capire nel dettaglio lo stato delle cose», ha detto il sindaco.
«Mi riservo anche di leggere le conclusioni, cioè di capire che tipo di materiali sono stati effettivamente depositati e dove hanno condotto le indagini».
L’area del Gaggio infatti, come si legge nei cartelli che delimitano i campi, è protetta da vincoli ambientali.
Molto frequentata, anche dai visitatori dell’oasi del Bassone.
Ci sono sentieri didattici, solo pedonali, e ingressi contingentati per i veicoli, come spiegato dal sindaco Curtale. Un’area protetta trasformata però in deposito, sulla quale – secondo le indagini – i camion con ingenti quantità di rifiuti pericolosi, si sarebbero mossi indisturbati.
«Se ci sono dei pericoli seri che vengano subito portati alla luce, i cittadini devono sapere», è l’appello della comunità.

Su quanto accaduto a Senna Comasco interviene con una lunga nota anche la Cgil a firma di Matteo Mandressi (Segretario con delega alla legalità). L’inchiesta conferma «una diffusa area di illegalità, spesso pervasa da interessi mafiosi, che riguarda l’intera provincia e non esclude neppure il capoluogo. Basta riavvolgere il nastro per tornare con la memoria ai fatti di piazza Garibaldi a Cantù – scrive la Cgil di Como – Per arrivare al mese di giugno scorso e scoprire che sotto la tangenziale di Como sono stati sotterrati illegalmente due bilici di spazzatura». Chiaro l’invito lanciato. «Istituzioni, politica, forze sociali e associazioni di categoria, istanze civiche e cittadinanza attiva: bisogna riprendere il controllo del territorio, il problema riguarda tutti. Non ci si può limitare alle operazioni di intelligence. Forze dell’ordine e magistratura devono essere supportate da un tessuto sociale vivo». E viene fatta anche una proposta. «Proponiamo che ogni ente locale istituisca da subito una consulta della legalità. Il comune, casa di tutti, è lo snodo fondamentale e di prossimità per difendere e riappropriarsi del proprio territorio. Le esperienze del riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, numerosi nella nostra provincia, sono un esempio concreto di buone prassi che devono divenire azione quotidiana. Apriamo da subito una discussione pubblica a partire dal capoluogo, immediatamente e senza omertà», spiega Mandressi.

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