Sentenza definitiva, i Pennestrì al Bassone. I due noti commercialisti comaschi sono tornati in carcere

Da sinistra, Antonio e Stefano Pennestrì

La sentenza è diventata esecutiva. Nella giornata di ieri Antonio e Stefano Pennestrì, che erano in regine di domiciliari con l’utilizzo del braccialetto elettronico, sono tornati in carcere al Bassone. Si trovano nell’infermeria della struttura penitenziaria di Albate. Nei mesi scorsi, di fronte al giudice dell’udienza preliminare Carlo Cecchetti, avevano ratificato l’accordo sul patteggiamento raggiunto con la Procura di Como.
L’istanza che era stata messa nero su bianco, parlava di 4 anni e 6 mesi per il padre e 3 anni per il figlio. Nell’atto era stato inserito anche un risarcimento del danno quantificato in 120mila euro. La pena già scontata è di circa otto mesi. Nove i capi di imputazione contestati ai noti commercialisti comaschi, per reati che vanno dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio, alla frode fiscale.
La vicenda – conosciuta – è quella che la scorsa estate aveva scosso l’Agenzia delle Entrate di Como e lo studio dei due commercialisti lariani, collocato a pochi passi dal tribunale cittadino. Il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza aveva portato a termine un blitz che aveva suscitato clamore e che riguardò un presunto giro di tangenti che ruotavano attorno all’Agenzia delle Entrate, a un funzionario e ai due commercialisti.

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