Sentenza pro movida, il quartiere vuole ricorrere

Critico il sindaco: «Prendo atto della decisione e mi adeguo, ma non la condivido»
«Prendo atto della decisione del Consiglio di Stato e mi adeguo, ma non la condivido affatto». Il sindaco di Como Stefano Bruni è critico dopo la determina dei giudici di Palazzo Spada, che hanno dato ragione a Confcommercio e hanno sospeso la cosiddetta ordinanza anti-movida, che imponeva ai locali del centro storico la chiusura a mezzanotte.
Se il Tar aveva dato ragione al Comune, bocciando nel luglio scorso il ricorso urgente degli esercenti contro l’ordinanza, il giudizio di secondo grado del Tribunale amministrativo ha dato parere opposto sospendendo il documento di Palazzo Cernezzi. «Le ragioni per cui l’amministrazione aveva deciso di limitare l’orario di apertura dei bar del centro storico permangono tuttora – attacca il primo cittadino di Como – Pur riconoscendo l’importante ruolo economico e sociale di bar e ristoranti rispetto allo sviluppo turistico e all’animazione della città e del territorio, si deve infatti garantire anche ai residenti il diritto al riposo, in particolare in città murata dove i livelli di rumorosità legati a tali attività sono più rilevanti e frequenti».
Alla luce della decisione del Consiglio di Stato, l’ordinanza anti-movida risulta a tutti gli effetti sospesa. «Pur non condividendo la decisione, dobbiamo adeguarci – sottolinea Stefano Bruni – Ciò significa che d’ora in poi potremo solo vigilare su chi crea disturbo e attivare le procedure necessarie e conseguenti e nulla più».
La decisione del Consiglio di Stato non è piaciuta ovviamente ai residenti del centro storico, che da anni portano avanti una battaglia contro la cosiddetta movida e chiedono che sia salvaguardato il diritto al riposo e alla quiete anche per chi vive nella città murata. «Non ce lo aspettavamo – commenta Roberto Salvio, portavoce del Comitato dei residenti anti-movida – Innanzitutto ci lascia molto perplessi il fatto che i giudici equiparino un problema di salute pubblica a interessi meramente economici e commerciali».
Nella determina del Consiglio di Stato si legge infatti: «L’interesse alla quiete pubblica e alla sicurezza va contemperata con l’interesse all’attività produttiva che non è di minor dignità».
«Faremo subito analizzare la sentenza dai nostri legali e specialisti per capire in cosa esattamente il Consiglio di Stato abbia rigettato l’ordinanza e su quale punto non l’abbia ritenuta sufficientemente efficace – spiega Roberto Salvio – In seguito, in base alle indicazioni che riceveremo andremo avanti con la nostra “battaglia” in collaborazione con il Comune e speriamo anche con gli stessi esercenti, che fino a oggi non hanno voluto avere alcun contatto con le persone che vivono nel centro storico. Ci auguriamo di poter invece lavorare assieme».
L’obiettivo dei residenti è trovare un punto di equilibrio prima della prossima primavera. «Il problema come è noto si pone soprattutto nella bella stagione – conclude Salvio – Alla luce anche dell’intervento del Consiglio di Stato dobbiamo tenere alta l’attenzione sul problema, in modo da non arrivare all’ultimo momento con il solito scontro tra le parti. Sappiamo che sono alla porta anche le elezioni comunali ma il tema è da affrontare comunque, indipendentemente dagli aspetti politici».
Sorpreso e soprattutto preoccupato anche Massimo Mascetti, presidente della Circoscrizione del centro storico. Il numero uno del parlamentino l’estate scorsa è stato in prima fila nella battaglia dei residenti per tutelare la tranquillità della città murata. «Ci preoccupa molto la decisione del Consiglio di Stato – ammette Mascetti – L’ordinanza del Comune che imponeva la chiusura a mezzanotte aveva portato innegabili benefici. Evidentemente dunque, se era stata fatta c’era un oggettivo bisogno di avere un documento che disciplinasse gli orari di apertura dei locali. Senza l’ordinanza – aggiunge Mascetti – sarà indispensabile potenziare i controlli e aumentare la sorveglianza dei vigili. Siamo pronti comunque a valutare la possibilità di presentare un ricorso contro la decisione del Consiglio di Stato».

Anna Campaniello

Nella foto:
Giovani in centro Como all’esterno di bar e ristoranti. Ora la chiusura anticipata a mezzanotte è stata sospesa da una sentenza del Consiglio di Stato

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