Senza barriere antiesondazione le dighe di Olginate non bastano

altBertoli: «Noi possiamo solo ritardare l’arrivo dell’acqua alta»
Acqua in piazza Cavour? In attesa delle barriere antiesondazione – siano esse automatiche, gonfiabili o a manovella – le piene del lago continueranno a bagnare i piedi ai comaschi.
«Noi possiamo solo ritardare di poco l’arrivo e gli effetti delle inondazioni – dice Luigi Bertoli, il direttore del Consorzio dell’Adda, l’ente che si occupa di regolare il livello del Lario agendo sulla barriera di Olginate, nel Lecchese – L’apertura o la chiusura delle diga ha questo scopo. Anche perché noi gestiamo solo il 3-5% delle acque in ingresso nel lago. Non oltre».
Chiarimento che ha di poco anticipato una piccola nota polemica.

«Siamo spesso nel centro del mirino e quando il lago invade la strada e la piazza a Como brontolano. Ma noi siamo, lo ripeto, un ente pubblico e agiamo sulle acque del lago in base a un mandato pubblico dello Stato e per fini pubblici. Insomma, potrei essere paragonato a un carabiniere che deve esclusivamente eseguire delle indicazioni», aggiunge Luigi Bertoli.

 

Questo l’esordio del direttore del Consorzio durante il convegno “Laghi della bilancia”, organizzato ieri pomeriggio alla Camera di Commercio di Como. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il polo comasco del Politecnico di Milano, il Patto per lo sviluppo della nautica lariana e l’Agenzia di Bacino del fiume Po hanno infatti programmato una giornata di studio sui temi del cambiamento climatico, dei suoi effetti sul regime idrologico e sulla gestione delle risorse idriche in Lombardia. Impossibile, dunque, non parlare del nostro lago. E così ha fatto, non senza accenti polemici, Luigi Bertoli.
Altro tema da sempre dibattuto è quello relativo all’altezza delle acque del lago, soprattutto durante i mesi estivi. In particolare le comunità rivierasche si lamentano periodicamente per i livelli minimi raggiunti – in determinate circostanze – dal Lario. Fatto questo che può danneggiare barche, attracchi e le coste stesse.
«Anche in questo caso sarebbe opportuno decidersi – afferma con un sorriso ironico il direttore Bertoli – Se si tiene il livello alto, ci si lamenta dell’acqua a bordo strada. Nel caso contrario, invece, c’è chi sbotta perché le barche si rovinano. Mi permetto, specie in quest’ultimo caso, di dire che forse con una maggiore manutenzione dei porti e dei fondali – spesso ricoperti di rifiuti – si eviterebbero molti problemi».
Precisazioni a parte, il convegno si è interrogato – con gli interventi di illustri ospiti come Enrico Zini di Arpa Lombardia e Francesco Puma dell’Autorità di Bacino del fiume Po – su quali debbano essere le politiche europee in tema di acque e sull’importanza del monitoraggio idrologico in conseguenza dei cambiamenti climatici.
La regolazione dei laghi e delle piene è invece il tema trattato da Luigi Natale dell’Università degli studi di Pavia. «Sono state eseguite diverse ricerche universitarie sugli effetti della regolazione nei regimi di piena – spiega il docente – Il lago di Como è un esempio importante per le sue dimensioni e per le inondazioni che lo contraddistinguono. Anche se si tratta di un fenomeno comune anche ad altri laghi, come il Maggiore, sebbene con minor frequenza. Abbiamo fatto delle simulazioni per vedere che cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le regolazioni o i lavori di sistemazione del fiume Olginate con lo sbarramento. E prima del 1940, ovvero in assenza di opere, le inondazioni erano sicuramente maggiori».
A proposito dei cambiamenti climatici in atto, un altro tema è verificare se l’acqua dei laghi lombardi potrà essere utilizzata come accade oggi. «Un’ipotesi potrebbe essere quella di utilizzare per il nostro lago i contratti di fiume – dice Chiara Braga, deputata del Pd, presente al convegno – È un’idea di cui potremmo verificarne la fattibilità».
Si tratta di un accordo tra i vari enti coinvolti per cercare di adottare un sistema di regole ispirate a criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale e sostenibilità ambientale. Tutto ciò, attualmente, per riqualificare un bacino fluviale. E in futuro magari anche i laghi.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Acqua alta in piazza Cavour: era il luglio del 2008

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