Senza esito le ricerche del ragazzo scomparso. Il legale: «Non è un allontanamento volontario»

Ricerche ancora senza esito in Valmalenco, in provincia di Sondrio, a quattro giorni dalla scomparsa del 30enne comasco Mattia Mingarelli, del quale non si hanno più notizie da venerdì scorso.
La Procura di Sondrio ha aperto un fascicolo sul caso, anche se al momento non sono state fornite informazioni sull’inchiesta né sulla possibile ipotesi di reato.
Il mistero sulla scomparsa del ragazzo è fitto. L’ultimo ad averlo visto sarebbe il gestore di un rifugio in Valmalenco.
Mattia era arrivato a Chiesa venerdì scorso, probabilmente per trascorrere il fine settimana nella sua casa di montagna in zona San Giuseppe.
In casa, il 30enne sarebbe effettivamente entrato per poi uscire nuovamente e sparire apparentemente senza lasciare traccia.
Vicino a casa è rimasto il cane del giovane. Ritrovato anche il cellulare di Mattia, consegnato agli inquirenti dal gestore del rifugio, che avrebbe detto di averlo trovato nella neve. La macchina del giovane è parcheggiata a poca distanza. I familiari hanno denunciato la scomparsa e fatto scattare le ricerche, che proseguono ininterrottamente dal momento della segnalazione della sorella e dei parenti di Mattia.
Nell’operazione sono coinvolti vigili del fuoco, unità cinofile, uomini del soccorso alpino, militari della guardia di finanza e volontari della protezione civile che stanno setacciando un’ampia area boschiva a quota 1.700 metri e oltre.
Accanto a queste ricerche, tipiche nel caso di una persona dispersa in un luogo impervio, da lunedì si affianca però il lavoro delle forze dell’ordine. In Valmalenco sono intervenuti i carabinieri del reparto investigativo scientifico di Milano, che hanno effettuato i rilievi nel rifugio nel quale Mattia sarebbe stato visto l’ultima volta e nella zona circostante.
I militari dell’Arma hanno sentito inoltre numerose persone, a partire dallo stesso gestore del rifugio. I familiari si sono rivolti anche a un legale, l’avvocato bresciano Stefania Amato.
«La situazione è molto delicata – dice il legale – La famiglia naturalmente è in uno stato di grande angoscia. Aspettiamo l’esito delle attività delle forze dell’ordine. I familiari sono certi che non si sia trattato di un allontanamento volontario».

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