«Senza i frontalieri ospedali chiusi». Ora la Svizzera ringrazia l’Italia

Operatrice Bari

Quasi cento contagi in più in un solo giorno. E un numero complessivo di persone positive al Covid-19 che supera le 420 unità.
Il Ticino è alle prese con una crescita rapida e sostenuta dell’epidemia da Coronavirus e i richiami delle autorità cantonali e federali alla popolazione si fanno di ora in ora più forti.
Anche oltrefrontiera le indicazioni sono identiche a quelle italiane: stare a casa. Ma in Svizzera i trasgressori rischiano multe e carcere fino a tre anni. Perché sin qui la persuasione dolce sembra non aver funzionato troppo bene. In pochi giorni nel cantone sono morte infatti 10 persone per il Coronavirus e in tre giorni si è passati da 292 a 422 contagiati. Il governo di Bellinzona ha stabilito di rendere obbligatorio il ponte per la festività di San Giuseppe, ordinando la chiusura di tutte le attività commerciali e produttive tra giovedì 19 e sabato 21 marzo.
L’intervista del ministro
La situazione è insomma drammatica. E ciò che più allarma la Svizzera è la chiusura delle frontiere. Nei giorni in cui saltano le regole di Schengen e i Paesi si blindano innalzando (almeno idealmente) i muri abbattuti decine di anni fa, Berna ammette di essere più fragile di quanto chiunque avrebbe potuto pensare.
In una lunghissima intervista pubblicata ieri mattina dal Corriere del Ticino, il ministro degli Esteri della Confederazione, il ticinese Ignazio Cassis, ha ricostruito le concitate ore in cui 10 giorni fa il governo italiano ha stabilito di mettere in isolamento l’intero Paese. Ribadendo ancora una volta come sia stata la Svizzera a implorare che le frontiere tra i due Stati non venissero chiuse.
«Quando la settimana scorsa l’Italia stava preparando il decreto per arginare l’evoluzione dell’epidemia, c’è stata la possibilità di parlare immediatamente con il mio collega Luigi Di Maio, capire cosa stessero facendo precisamente e dire loro quali aspettative aveva il governo ticinese: il Consiglio di Stato temeva molto che Roma potesse bloccare il traffico per i frontalieri, il che significava mettere in ginocchio le strutture sanitarie del Ticino. A notte tarda, ancora tra sabato e domenica, ero in contatto telefonico. Questo ha permesso di avere alla fine un filtro un pochino più morbido: controllo delle frontiere con eccezioni».
I numeri dicono che il transito dall’Italia alla Svizzera (e viceversa) dei frontalieri è comunque diminuito enormemente in questi giorni. Lunedì le guardie di confine in Ticino hanno registrato un calo del 73% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, ha detto Christian Bock, direttore dell’Amministrazione Federale delle Dogane (Afd).
Negozi, bar, ristoranti e uffici chiusi e fabbriche a regime ridotto hanno ovviamente fatto sì che molti lavoratori italiani potessero restare a casa. Non così i medici e gli infermieri, senza i quali, ha detto Cassis, si sarebbe venuta a creare una situazione catastrofica. «Una chiusura assoluta delle frontiere può creare danni più gravi del problema che si vuol risolvere – ha spiegato il ministro degli Esteri elvetico – ad esempio la chiusura degli ospedali. La Svizzera è molto dipendente dal personale sanitario francese, tedesco e italiano: una chiusura totale delle frontiere, oltre al fatto che non è compatibile con le regole dello spazio Schengen, metterebbe in ginocchio il nostro sistema sanitario».

Articoli correlati

1 Commento

  • Giovanni , 20 Marzo 2020 @ 2:49

    Trovo che la Svizzera, nazione sovrana, non dovrebbe dipendere dai frontalieri italiani né francesi né tedeschi almeno per quello che è sociosanitario cioè medici e infermieri. Dare ai giovani che vivono sul territorio svizzero la possibilità di occupare questi posti di importanza capitale. Oppure dare opportunità a bravi medici stranieri di stabilirsi qua visto che sono ben retribuiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.