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«Senza Provincia strade e scuole a rischio caos»

«I casi sono due: o il provvedimento “svuotapoteri” per le Province è pura demagogia o rischiamo il caos nella gestione delle scuole e delle strade».A lanciare l’allarme è l’architetto Pietro Cinquesanti, storico assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Como oggi commissariata e guidata da Leonardo Carioni, in veste, appunto, di commissario straordinario, senza più assessori nè consiglieri provinciali.Dopo vent’anni passati a Villa Saporiti, Cinquesanti conosce bene

il funzionamento della macchina provinciale. Ed è molto scettico sul disegno di legge appena approvato dal consiglio dei ministri, che svuota di competenze tutte le Province in attesa della riforma costituzionale che le abolirà.Venerdì scorso, infatti, il governo ha varato un disegno di legge per il riordino delle funzioni delle Province, con l’intento di portare a compimento, anche se in forma più radicale, quanto già tentato dal precedente esecutivo guidato da Mario Monti, che nel luglio del 2012 aveva avviato una riorganizzazione complessiva delle Province attraverso l’accorpamento di diverse amministrazioni provinciali, tra cui appunto Como, destinata a fondersi con Lecco e Varese. Un percorso poi naufragato con la fine del governo Monti.Ora l’esecutivo presieduto da Enrico Letta ha deciso di rilanciare la questione dell’abolizione delle Province. E lo fa attraverso un provvedimento che, già a partire dal 2014, dovrebbe praticamente azzerare i compiti delle amministrazioni provinciali trasferendoli ai Comuni, in attesa che venga approvato il disegno di legge costituzionale che permetterà, una volta per tutte, di cancellare questi enti intermedi dall’organizzazione dello Stato italiano, lasciando in vita soltanto «due livelli amministrativi a elezione diretta: le Regioni e i Comuni», come spiega una nota del consiglio dei ministri.Il disegno di legge varato dal governo Letta prevede infatti che «le Province diventino enti territoriali di secondo livello». Le amministrazioni provinciali cesseranno quindi di essere ciò che sono state finora, ovvero organismi con un consiglio provinciale eletto dai cittadini, un presidente e una giunta con diversi assessori, ma saranno guidate da organismi non eletti, bensì designati dai sindaci del territorio, i cui componenti opereranno gratuitamente. Da questa riorganizzazione, l’esecutivo si attende un risparmio di due miliardi di euro in due anni.«A conti fatti l’effetto sarà opposto – tuona invece l’ex assessore Cinquesanti – I costi si aggraveranno perché dovranno essere ridistribuite le competenze attualmente in carico alle Province».Competenze che, oggi, sono principalmente in materia di pianificazione ambientale e territoriale, di costruzione e gestione delle strade, di manutenzione ordinaria e straordinaria degli istituti scolastici superiori. Il problema di fondo sarà quello di come trasferire queste funzioni, a chi e con quale personale e, soprattutto, chi darà alle amministrazioni comunali i soldi necessari. Il caos, insomma, è dietro l’angolo.«Sono convinto – continua Cinquesanti – che questo provvedimento svuotapoteri sia pura demagogia. Le Province hanno competenze molto complesse, che per essere trasferite ai Comuni hanno bisogno di molto, molto tempo. In caso contrario si rischia il caos. La Provincia di Como gestisce 800 chilometri di strade e 32 scuole superiori. Chi se ne occuperà? E con quali soldi? Le scuole superiori lariane, per esempio, costano a Villa Saporiti oltre 6 milioni di euro all’anno di sole spese di riscaldamento e di manutenzione ordinaria. Pensiamo all’Istituto Alberghiero di Longone al Segrino, una struttura di 60mila metri quadrati di superficie con centinaia di studenti. Un piccolo Comune come Longone ha le competenze e, soprattutto, le risorse finanziarie necessarie per gestire una scuola così grande? È difficile. Perciò dico che l’abolizione delle Province non soltanto è un errore, ma non porterà nemmeno al risparmio sperato».

Andrea Bambace

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