Senza “sballo” non c’è più divertimento

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di Mario Guidotti

C’è un filo conduttore che unisce molte vicende attuali. Dal mancato rispetto delle norme sul coprifuoco, alle gazzarre in piazza Volta a Como ma anche in tanti luoghi delle movida, alle violenze domestiche, alle violenze sulle donne, ma anche sugli uomini, agli incidenti e omicidi stradali.

Si chiama “sballo”. Ormai i ragazzi non possono più divertirsi, stare insieme, stare bene, se non ci si “sballa”, cioè se non si perde il controllo.

Lo sanno i tanti genitori che in quest’anno e più di lockdown in realtà erano tranquilli di sapere i propri ragazzi a casa, e di non aspettarli caracollanti alle prime luci dell’alba o peggio ricevere una telefonata da un Pronto Soccorso.

Vediamo di che cosa si tratta. Ormai non sei nessuno se durante l “apericena” (scusate, è un neologismo che non si può leggere, ma mi tocca) non trangugi quattro Vodke. Ma oltre al “binge drinking”, una sorta di bevuta alcolica compulsiva non per il piacere ma finalizzata a perdere il controllo, ecco che arriva l’ultima moda: farmaci più alcol, analgesici, ma anche viagra e acidi di sintesi.

Non vogliamo ovviamente alzare polveroni tossicologici e tantomeno proibizionistici, ma tenere il punto su una riflessione puramente educativa e sociale. Da quando ai giovani serve lo “sballo” per divertirsi?

Da quando cioè non basta più stare insieme, vincere con la propria squadra, essere amati da una ragazza o da un ragazzo, fare una gita, un viaggio, rimorchiare e conquistare con l’arma della parola e non doversi invece disinibire con alcol e droghe varie?

Tutti ci siamo ubriacati da ragazzi, ma era l’eccezione del singolo, e gli amici (ma anche gli adulti) erano lì a proteggerci, non a schiacciare il piede sull’acceleratore del nostro cervello disinibito.

Da quando gli adulti non solo non aiutano, ma aggravano e sono complici delle tendenze autolesioniste dei giovani, per il proprio tornaconto?

Anche in questo caso la pandemia non ci ha insegnato niente. Abbiamo perso un’occasione storica: quella di resettare i fusi orari del divertimento nelle menti dei ragazzi.  Aspettavamo tutti l’abrogazione del coprifuoco per tornare a vedere giovani che ciondolano, con il fegato a pezzi e il cervello pure, dall’apericena al pub per poi finire alla discoteca? È questo che attendevamo con ansia dalla vaccinazione di massa? Perché non c’è stata una riflessione educativa globale? Poveri ragazzi, hanno tanto sofferto in casa in questi mesi, e adesso? Tutti a sballarsi? Non sono innocue ragazzate, ci scappa sempre una violenza, sulla donna, sul diverso, ma anche sulle cose. Perché non insegniamo ai ragazzi che i freni inibitori e l’area della coscienza sono preziosi e che perderli può costare loro ferite che possono durare una vita intera? Non c’è una “pillola” che aggiusta tutto ragazzi, né quella del giorno dopo, né un mese, uno o pochi anni dopo. Oltre, di questo passo, non si va neppure.

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