Senza stranieri, fabbriche e negozi chiusi

Lo scenario

Il Ticino senza stranieri e, in particolare, senza italiani, che Cantone sarebbe? Domanda non superflua, che in questi giorni sta rimbalzando sulle pagine dei giornali e un po’ ovunque sul web, ovviamente in conseguenza del voto con cui gli svizzeri, domenica scorsa, hanno deciso di dire no alla libera circolazione delle persone.
Il Corriere della Sera, in un suggestivo fotomontaggio pubblicato mercoledì, ha riprodotto la Nazionale di calcio rossocrociata “priva” di giocatori naturalizzati

o figli di stranieri. Una Nazionale con poche facce, visto che 7 giocatori su 11 della squadra provengono da oltreconfine.
La realtà ticinese non è molto diversa. Basti guardare i numeri, che peraltro sono pubblicati e aggiornati con efficienza molto elvetica sul sito Internet dell’ufficio cantonale di statistica.
Il Ticino senza stranieri sarebbe, innanzitutto, molto meno abitato.
Alla fine del 2012 – ultimi dati disponibili – nel Cantone di lingua italiana vivevano 341.652 persone. Di queste, 91.332 – pari al 26,74% – erano straniere (e 53.120 italiane). Una su quattro, insomma.
Percentuale che non è cresciuta, come si è voluto far credere, grazie ai bilaterali e alla libera circolazione. Alla fine del 2001, infatti, in Ticino vivevano 312.528 persone. Di queste, 78.891 erano straniere, il 25,25% del totale. Il discorso cambia un po’ se si affronta il capitolo lavoro. Senza stranieri, infatti, il Ticino chiuderebbe praticamente tutte le attività produttive e di servizio, eccezion fatta forse per gli uffici pubblici. Alla fine del 2012, lavoravano in Ticino 219.926 persone, ma gli stranieri erano 101.643, ovvero il 46,21% del totale.
Uno su due, quasi. Il che fa capire perché il risultato del referendum sia stato, a Sud delle Alpi, così preponderante.

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