Separazioni in calo nel Comasco per la crisi economica

Tribunale – Secondo molti legali la flessione è dovuta alla recessione. Le coppie scoppiano soprattutto a gennaio e settembre, dopo le vacanze. Stabile il numero dei divorzi
Durante lo scorso anno è stata presentata una sessantina di domande in meno rispetto al 2010
L’amore finisce, ma il matrimonio resiste. Perché la crisi economica rende difficile persino dirsi addio. Meglio sopportarsi ancora un po’ piuttosto che affrontare i costi di una separazione. Così oggi in riva al Lario ci si lascia di meno rispetto a qualche anno fa. E secondo molti avvocati civilisti del foro di Como ciò avviene anche a causa della recessione.
I numeri, innanzitutto. Quelli ufficiali arrivano dal Tribunale di Como, sezione famiglia. Nel 2011 le nuove domande di separazione
presentate al Palazzo di giustizia sono state 945 in 12 mesi.
Nella maggior parte dei casi, si è trattato di istanze consensuali: sono state infatti 702 (pari al 74,3%) le domande basate su accordi già raggiunti tra gli ormai ex coniugi su tutti i fronti, da quello relativo all’affidamento dei figli al versante economico. Le istanze di separazione giudiziale, quelle in cui rabbia, rancori e acredine hanno reso impossibile un’intesa tra moglie e marito in procinto di dirsi addio e spetta al giudice definire le condizioni, sono state invece 243, pari al 25,7% dei casi.
Una sessantina in più – 1.006 complessivamente – erano state le domande di separazione presentate nel 2010 al presidente del Tribunale, cui spetta poi, per legge, il compito di sciogliere il vincolo civile del matrimonio.
Sostanzialmente stabili, invece, i divorzi, ovvero le sentenze che tre anni dopo la separazione sanciscono definitivamente la fine dell’unione tra i coniugi e fanno cessare gli effetti civili del matrimonio. Nel 2010 le domande erano state 627, lo scorso anno 631. Un dato, dunque, pressoché immutato.
Come detto, la netta flessione delle domande di separazione registrata durante lo scorso anno potrebbe essere direttamente collegata alla crisi economica. Lasciarsi, infatti, costa e non sempre i coniugi sono pronti a sostenere tutti gli oneri connessi. Che non sono soltanto le parcelle degli avvocati, visto che nel conto vanno messi per esempio anche gli assegni di mantenimento da versare al coniuge o ai figli o le spese per il nuovo alloggio. E in una fase come l’attuale, in cui molte famiglie già faticano ad arrivare a fine mese, aggiungere nuovi oneri non sempre è facile.
Un’altra curiosità che emerge sempre dai dati del Tribunale cittadino è relativa ai mesi nei quali vengono presentate le domande di separazione: a gennaio e a settembre risulta infatti un’impennata di istanze avanzate da coppie che scoppiano. Sono i mesi che arrivano dopo le vacanze, quelle di Natale o quelle estive, ovvero dopo lunghi periodi di vita in comune, senza impegni lavorativi che tengono i coniugi uno distante dall’altro. Mesi in cui, evidentemente, tanti comaschi capiscono di non essere più fatti gli uni per gli altri e decidono di dirsi addio per sempre.

Marco Romualdi

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