Seppelliti i resti di Maddalena. Il funerale a 20 anni dalla scomparsa

altIl corpo fu ritrovato sepolto all’esterno del cimitero di Tavernerio
(m.pv.) Il corpo di Maddalena Calabria , 39enne di Molteno, ha finalmente trovato pace. A 20 anni di distanza dalla scomparsa – quando era domestica in una villa di Oggiono appena svaligiata dai malviventi – e a 12 anni dal ritrovamento del tutto casuale del corpo all’esterno del cimitero di Tavernerio dove era stata seppellita dai suoi aguzzini, si è svolto il funerale in forma strettamente riservata e privata. Alla presenza di pochi congiunti e sotto la scorta di agenti in borghese, il feretro

è stato tumulato nel cimitero di Molteno dopo il via libera dato dalla Procura di Lecco che sta investigando sull’omicidio. E proprio per quel delitto sono due gli indagati, i cugini Fabio Citterio (di Lurago d’Erba) e Tiziana Molteni (di Dolzago). I magistrati sono arrivati a loro in modo casuale, ed in seguito alle indagini su un altro omicidio, quello di Paderno d’Adda che costò la vita ad Antonio Carroppa, 42 anni, freddato nel garage di casa. Uno degli indagati, ovvero Valerio Pirrotta – oggi rinviato a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Como – chiamò in causa i due cugini in merito alla vicenda di Maddalena sostenendo che fossero proprio della donna scomparsa nel 1993 le ossa ritrovate a Tavernerio nel 2001. Da qui l’abbrivio del nuovo fascicolo aperto con le accuse di omicidio, rapina e occultamento di cadavere.
Indagini che, ad oggi, sono ancora aperte e che però hanno portato alla conferma, grazia al Dna, che quel corpo mummificato apparteneva davvero a Maddalena. La Procura sospetta che la morte della donna possa essere messa in relazione alla rapina avvenuta pochi giorni prima nella villa dove lavorava da poco.
In sostanza, il movente potrebbe essere ricercato nell’esigenza di far sparire una testimone scomoda di quel colpo. I due indagati (che in merito al delitto di Paderno hanno scelto il rito abbreviato, a differenza di Pirrotta) hanno sempre negato con forza di essere gli artefici della morte di Maddalena. Nell’interrogatorio davanti al giudice, ad esempio, Citterio sostenne di non conoscere la donna e puntò il dito contro Pirrotta che, a suo dire, lo aveva accusato solo per vendicarsi di averlo tirato in ballo nel delitto di Paderno d’Adda. La Molteni, dal canto suo, ammise di conoscere Maddalena, ma non di averla uccisa e nemmeno di aver preso parte alla rapina in villa. Una vicenda, quella della domestica di Molteno, ancora lontana dall’essere conclusa. In attesa di sapere se verranno riconosciuti dei colpevoli, però, c’è già il primo importante passo delle esequie anche se giunte con 12 anni di ritardo dal ritrovamento del corpo a Tavernerio.

Nella foto:
Il ritrovamento di un corpo di donna a Tavernerio nel 2001: solo pochi mesi fa si è scoperto che era quello di Maddalena Calabria

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