Sepúlveda elogia Plinio il Vecchio domani a  Como
Cultura e spettacoli

Sepúlveda elogia Plinio il Vecchio domani a Como

L’incontro con il popolare autore cileno

«L’occhio della balena registra da lontano ciò che vede negli uomini. Custodisce segreti che noi non dobbiamo conoscere». Inizia con questa citazione dal comasco Plinio il Vecchio il nuovo libro del superospite di domani a Como. Uno degli scrittori più letti e amati al mondo, il cileno Luis Sepúlveda, sarà in città su invito della libreria Ubik (ingresso libero, per motivi di spazio, l’incontro sarà alle 18 alla Sala Bianca del Teatro Sociale di Como). Presenterà il suo nuovo libro per grandi e piccini Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa edito da Guanda.

Una storia che celebra il fascino di un mito, sulla scia di Moby Dick e del capitano Ahab a bordo della baleniera Pequod. E va alle radici dell’epico racconto di Herman Melville, ossia due fatti storici: l’affondamento nel 1820 della baleniera Essex di Nantucket dopo l’urto con un enorme capodoglio a 3200 chilometri dalla costa occidentale del Sud America e l’uccisione, attorno al 1830, del capodoglio albino Mocha Dick (con oltre venti arpioni conficcati nel corpo) nelle acque al largo dell’isola cilena di Mocha.

Una favola, quella dell’autore cileno, classe 1949, che con semplicità e poesia ancora una volta fa pensare parlando dei grandi temi universali: l’amicizia, la lealtà, l’amore e il rispetto per la natura.

«Apprezzo Plinio e la sua opera da quando ero studente – dice Sepúlveda – Mi ha sempre affascinato il suo sguardo molteplice, è stato uno studioso dotato di enorme curiosità, che con la sua Naturalis historia ha toccato tutto lo scibile; un autentico precursore dell’intellettuale moderno»,

Esule dopo il carcere e la tortura sotto il dittatore Pinochet, amico di Chico Mendes, sindacalista e difensore dei diritti delle popolazioni amazzoniche assassinato trent’anni fa, attivista di Greenpeace: Sepúlveda con il libro lancia un nuovo grido d’allarme ecologista: la terra è preda della disarmonia, e il giovane capodoglio color della luna protagonista dell’opera vede nell’uomo uno strano animale che sa espandersi per lo più con il male: inventa arpioni, guerre, lo muovono forze chiamate avidità e volontà di potenza. Ma un’alternativa, un’armonia sul pianeta, esiste ancora sotto la cenere. «Il mondo è peggiorato e questo mi preoccupa – dice lo scrittore cileno che ora vive in Spagna dopo aver abitato ad Amburgo e a Parigi – Il grande movimento ambientalista degli anni Settanta e Ottanta ha ottenuto risultati, ha fatto capire che occorre immaginare alternative al progresso fine a se stesso, a un sistema dove pochi azionisti di multinazionali hanno un potere decisionale maggiore di quello dei governi e dei parlamenti. Un sistema in cui l’emergenza alimentare diventa essa stessa minaccia per l’ambiente, con l’estensione delle monocolture. Penso ad esempio all’olio di palma. Un mondo in cui una parte importante dell’umanità non ha di che sfamarsi e un’altra fetta ha sovrabbondanza di mezzi».

Un discorso impegnato, da politico. «Stiamo assistendo a una regressione: prevalgono xenofobia e suprematismo bianco, e il razzismo che avanza è un eufemismo per occultare una verità molto più grave: l’odio verso i poveri, percepiti come costante minaccia per chi ha il benessere. Non sono fenomeni inediti, si badi. Ma il fenomeno è globale, pensiamo all’ascesa di Bolsonaro in Brasile».

Lei ha molti appassionati lettori in Italia. Come vede la situazione nel nostro Paese? «Non meritate di essere partner di questo mostruoso populismo che monta nel mondo e lo fa regredire, non è coerente con la vostra storia, siete patria della cultura del mondo intero. Mi dà soprattutto fastidio che da voi prevalga l’abitudine al discorso facile, che limita il pensiero: per risolvere i problemi non bastano due parole, buone semmai per uno slogan o per riempire un titolo sul giornale».
Pensieri che la avvicinano a papa Francesco, anche lui proviene da «l’altra parte del mondo»… «Non sono cattolico, ma vedo il lui un giusto, che opera una forte azione di rinnovamento della Chiesa nel segno della tolleranza. Io pure da scrittore, credo fortemente nel dialogo, nella condivisione. E sono convinto che il primo dovere dello scrittore è partecipare come cittadino alla vita sociale del suo Paese. Un maestro di etica in questo senso è stato José Saramago».
Quale è per concludere il segreto del suo successo? «Scrivere è porre domande, e io sono da sempre un grande curioso, come Plinio. Non mi accontento di guardare».

21 Novembre 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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