Sequestrati villa e fabbricato a un presunto “spallone” di Faloppio

Uno degli immobili sequestrati

Qualche anno fa era finito sulle pagine di cronaca di mezza Italia per un fatto particolare: nel corso di una perquisizione a casa, la guardia di finanza aveva ritrovato una agenda con annotati nomi, cognomi, date e, soprattutto, valori di contanti e beni preziosi che l’uomo, un settantenne di Gaggino di Faloppio, portava da una parte all’altra del confine. Quello che, insomma, si definisce – per l’accusa – uno “spallone”. Da quel “libro mastro” le fiamme gialle avevano ricostruito tutto un giro di riciclaggio che aveva portato a iscrivere sul registro degli indagati del pm Mariano Fadda il nome di 22 indagati. Ora si apprende, che proprio mentre la Procura di Como tempo fa firmava la richiesta di rinvio a giudizio, il giorno stesso addirittura, l’indagato «procedeva – come comunicato ieri dalla guardia di finanza – a intestare l’intero patrimonio immobiliare ai propri congiunti». Insomma, ne è nato un fascicolo parallelo per «intestazione fittizia di beni» che in queste ore ha portato le fiamme gialle di Olgiate Comasco ad eseguire un decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip Andrea Giudici, che ha messo nel mirino beni per un valore complessivo stimato in 600 mila euro.
Sigilli verranno messi a una villa di pregio a Faloppio e anche a un fabbricato (con le relative pertinenze) a Uggiate Trevano.

L’atto è già stato notificato all’indagato. Nei guai sono finiti anche la moglie e i due figli maschi, che secondo la tesi dell’accusa – portata avanti sempre del pm Mariano Fadda con la guardia di finanza di Olgiate Comasco – avrebbero concorso nel resto di trasferimento fraudolento di valori.
«Le indagini, consistite essenzialmente in approfonditi accertamenti patrimoniali e frutto dell’incessante attività di controllo economico del territorio – hanno fatto sapere dalla guardia di finanza – hanno fatto emergere come l’indagato, già più volte segnalato per reati di contrabbando e riciclaggio, avesse fraudolentemente trasferito la proprietà dei propri beni a soggetti terzi (nello specifico ai figli ed alla moglie), al fine di evitare l’aggressione da parte dello Stato ed eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione antimafia».

«Gli accertamenti economico-patrimoniali, svolti nei confronti dell’indagato e dei suoi stretti familiari, hanno palesato un’evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e quelli reali (quantificati nel solo biennio 2014-2015 in oltre 300.000) e la sostanziale riconducibilità dei beni trasferiti alla disponibilità dell’indagato», concludono le fiamme gialle. Tra gli accertamenti eseguiti, funzionali a dimostrare la presunta fraudolenza delle operazioni di trasferimento effettuate, ha catalizzato l’attenzione dei militari la circostanza che l’indagato, sebbene avesse eseguito lavori di ristrutturazione del proprio immobile, «aveva continuato a beneficiare delle agevolazioni fiscali previste anche in data successiva alla formale donazione del patrimonio. In tutta evidenza, infatti, l’indagato continuava a godere dei propri beni», ovvero la già citata villa di pregio di Faloppio e il fabbricato di Uggiate-Trevano che sono stati colpiti dal sequestro preventivo.

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