Cronaca

Sequestrato e ferito da colpi di pistola. La Mobile arresta due persone

altNotte di sangue a Oltrona
La vittima era giunta al Sant’Anna soccorsa da un automobilista
La storia portata allo scoperto dagli uomini della Squadra Mobile di Como è di quelle che mettono i brividi. Un uomo, per un presunto debito di droga mai saldato, sarebbe stato sequestrato, portato in un’area appartata all’interno di una ditta dismessa, rapinato di quello che aveva, immobilizzato e ferito con tre colpi di pistola all’addome, a un gluteo e a una gamba per poi essere finito (all’apparenza) con una bastonata alla testa. Una vera e propria tentata esecuzione, avvenuta in quel di

Oltrona San Mamette. Ma l’uomo (un marocchino di 21 anni) non era morto ed è riuscito a trascinarsi sanguinante fino alla strada dove è poi stato visto e soccorso da un uomo in auto che l’ha trasportato all’ospedale Sant’Anna. Per quel fatto di sangue, che risale alla serata del 12 febbraio 2014, è stata data esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere per i presunti responsabili: due sono stati arrestati mentre il terzo risulta latitante. Nel fascicolo della Procura lariana figura anche una quarta persona iscritta sul registro degli indagati. Le ipotesi di reato sono per tutti pesantissime e parlano di sequestro di persona, rapina aggravata, tentato omicidio e tentata estorsione. In manette sono finiti uno zio e un nipote marocchini rispettivamente di 45 e 33 anni senza fissa dimora. Quest’ultimo è ritenuto essere quello che avrebbe sparato, mente lo zio avrebbe impugnato il bastone per finire la vittima. Ancora ricercato – e non si esclude che possa essere tornato in Marocco – il terzo uomo, di 26 anni. L’ulteriore indagato, che sarebbe stato presente sul posto del tentato omicidio, è invece un clandestino sempre di 26 anni. L’episodio risale come detto a febbraio quando la vittima fu portata in ospedale da un italiano che passando lungo la via Provinciale a Oltrona San Mamette si era trovato di fronte all’uomo in fin di vita. Una volta all’ospedale, era emerso come a ferire il 21enne fossero stati dei colpi di pistola calibro 22. Due dei quali rimasti nel corpo, uno vicino alla colonna vertebrale (dunque impossibile da rimuovere). Nonostante la reticenza della vittima – che in un primo momento aveva dato la colpa a degli zingari che non conosceva – le indagini hanno presto imboccato la pista del mondo della droga vista anche l’area interessata, quella dei boschi di Oltrona.
Da una serie di controlli incrociati sui tabulati dei cellulari che agganciavano celle compatibili con l’area dell’esecuzione, piano piano si è riusciti ad avere dei nomi da intercettare. E dalle parole che il gruppo si scambiava sarebbero emersi espliciti riferimenti ai fatti del 12 febbraio. La storia che ne è uscita è incredibile. Il presunto debitore sarebbe stato rapito, portato nell’area dismessa, rapinato e picchiato, ma anche costretto a chiamare parenti a casa per chiedere 30mila euro da consegnare ai malviventi. A questo punto sarebbe stato tenuto da due dei quattro uomini e poi colpito con tre colpi di pistola, quindi finito a bastonate in testa e abbandonato in mezzo al nulla. Nessuno aveva previsto che la vittima sarebbe riuscita a raggiungere la strada e a portare alla luce, grazie ai soccorsi di un buon samaritano, una vicenda brutale e inquietante.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Como sono iniziate la sera del 12 febbraio 2014
9 Mag 2014

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