Sequestro mai visto a Ponte Chiasso. Nascosto nell’auto un quintale di oro

altUn manager fermato con moglie e figli la domenica di Pasqua

Un sequestro del genere non si era mai visto. Quello di un anno fa, che si era fermato a 58 chili, già pareva una cosa mostruosa. Ed invece i finanzieri del gruppo di Ponte Chiasso sono andati decisamente oltre. Perché nelle loro mani, in una operazione andata in scena nel giorno di Pasqua, di chili di oro ”999” in lingotti (ovvero il più puro possibile) ne sono rimasti ben 110, per un valore sul mercato di 4 milioni e mezzo di euro. Il record di ogni tempo a memoria d’uomo, e forse non solo

lungo la linea del nostro confine. Il metallo prezioso, diviso in 12 lingotti, era contenuto nel doppiofondo di un sedile di una utilitaria utilizzata da una normale famiglia in apparente gita per festeggiare la Pasqua.
La famiglia in vacanza
L’auto, a mezzogiorno di domenica, si trova a ridosso del valico autostradale con la Svizzera. Viene fermata per un controllo dagli uomini delle Fiamme Gialle. A bordo ci sono il padre, un 53enne manager di origine italiana ma che vive nel Luganese, con la moglie e i tre figli, di età compresa tra i 5 e i 14 anni. Sembra una normale famiglia in viaggio per un qualsiasi ristorante in occasione delle feste. C’è però qualcosa che non quadra a bordo di quell’auto, e i finanzieri lo intuiscono. Il manager non parla, rimane in silenzio assoluto, e questo atteggiamento incoraggia ancora di più i militari che iniziano a perquisire l’auto. Una operazione condotta non lungo la via, ovviamente, bensì negli uffici di Ponte Chiasso. Quattro ore di lavori attorno a quella utilitaria servono a scoprire, sotto i sedili, un doppiofondo che viene aperto. Quello che i finanzieri si trovano di fronte ha dell’incredibile. Un lingotto 999 (il più puro), poi un altro, poi un altro ancora fino ad arrivare a 12 per un peso di oltre un quintale, 110 chili per la precisione. Sul mercato, il metallo prezioso avrebbe fruttato non meno di 4 milioni e mezzo di euro. Un tesoro enorme che è ora finito nelle mani della guardia di finanza che l’ha sequestrato al pari dell’auto.
Le indagini per riciclaggio
Ovviamente, il sequestro di Pasqua è solo il primo passo di una indagine che si preannuncia ora lunga e complessa. Il fascicolo per riciclaggio è stato aperto sul tavolo della Procura cittadina a carico del 53enne manager italo-ticinese, che non ha saputo fornire spiegazioni per quel carico oltremodo ingombrante. L’uomo è dunque stato denunciato a piede libero, mentre l’oro e l’autovettura, come detto, sono stati sottoposti a sequestro preventivo d’urgenza che verrà ora sottoposto al vaglio del giudice. Ogni lingotto del prezioso metallo era privo di qualsiasi attestazione sulla provenienza e sul grado di purezza. Le 12 barre erano confezionate in una comune carta di giornale avvolta con nastro adesivo. Non ci sono dubbi, per gli uomini di Ponte Chiasso, che l’oro sia di provenienza non lecita e che soprattutto lo “spallone” 53enne ne fosse a conoscenza.
Un giorno non a caso
Pare infine assodato che anche il giorno scelto per il trasporto non sia stato casuale. Il traffico intenso in occasione della Pasqua e i conseguenti e obbligati minori controlli approfonditi degli automezzi lungo la linea di confine parevano essere l’ideale per un simile trasporto. Ma tanto non è bastato per trarre in inganno i finanzieri del gruppo di Ponte Chiasso che sono stati premiati da quello che rischia di passare alla storia come uno dei sequestri di oro più importanti di sempre.

Mauro Peverelli

Nella foto:
I 12 enormi lingotti di oro purissimo sequestrati dalla guardia di finanza di Ponte Chiasso nel giorno di Pasqua

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