Sergio Gaddi a testa bassa contro sindaco e giunta: «Forza Italia non rientri»

© | Sergio Gaddi

In attesa di conoscere la decisione finale del sindaco Mario Landriscina sul rimpasto di giunta, da Forza Italia arrivano nuovi e pesanti segnali di insofferenza. Stavolta, a prendere la parola è stato uno dei volti più noti del partito di Silvio Berlusconi, almeno in città: l’ex assessore alla Cultura (ed ex presidente del consiglio comunale a Palazzo Cernezzi) Sergio Gaddi.

Com’è sua abitudine da un po’ di tempo a questa parte, Gaddi ha esternato attraverso Facebook. Il suo è stato un attacco molto duro, declinato in un linguaggio politicamente “scorretto”, nello stile che lo stesso ex assessore rivendica spesso come marchio di fabbrica.

«Anziché insistere su penosi tentativi di rientrare in una giunta già morta che la porterebbe filata al cimitero, Forza Italia a Como dovrebbe risolvere il vero problema politico della peggior amministrazione che la città ricordi: la rimozione del dannoso assessore Elena Negretti, che giocherella ad avvelenare quel poco che ancora sopravvive dello già sgangherato Comune – scrive Gaddi – E visto che l’opposizione è moscia come uno yogurt scaduto, ci vuole qualcuno che riporti la stessa Negretti alla realtà. Anche perché i colpi di fortuna come quello che ha allontanato il vicesindaco Alessandra Locatelli (il riferimento in questo caso è alla nomina a ministro nello scorcio finale del governo gialloverde, ndr) sono piuttosto rari. Tolte queste due, si potrebbe tornare (faticosamente) a respirare».

Gaddi dice quindi no a un ritorno di Forza Italia e individua in Negretti (e prima ancora in Locatelli) il maggiore problema dell’esecutivo del capoluogo. Un’opinione, come detto, molto netta ed esplicita, che segna comunque una presa di distanza ulteriore dell’ex assessore dalle scelte del suo partito. Bisogna infatti ricordare come lo stesso Gaddi, nel 2017, fosse contrario alla candidatura di Landriscina a sindaco di Como. E come non abbia mai lesinato, in questi 3 anni, critiche anche feroci all’operato dell’esecutivo di Palazzo Cernezzi, in particolare nel settore della cultura.

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