Serve meritocrazia anche nel lavoro pubblico

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Prima in modo un po’ propagandistico si urla a gran voce che le scuole apriranno regolarmente. Sulla parola regolarmente potremmo discutere una settimana perché quest’anno di regolare non c’è stato proprio nulla.

Poi, premesso che le scuole dell’infanzia e primarie sono sempre state aperte, si riportano le scuole superiori in didattica a distanza, causa l’alto numero dei contagi. Occorre dire che a differenza dalla prima chiusura, le scuole sono partite immediatamente con modalità online, certo con ore più brevi: stare sei ore incollati al video non è sano per i ragazzi, ma le lezioni online presuppongono tempi di preparazione più lunghi.

Poi si spostano in Did (cioè didattica integrata) anche le lezioni per le classi seconde e terze delle medie inferiori, con la possibilità comunque di fare ore in presenza, considerati i casi specifici. Quindi si riporta tutto in presenza. Naturalmente ogni variazione presuppone la riscrittura di orari e organizzazione interna (ma questo non viene considerato lavoro, evidentemente) per il tempo di lezione.

Infine c’è il resto, che va dalla lettura e interpretazione dei vari Dpcm, ordinanze regionali vampiro, che escono chissà perché di notte e tra sabato e domenica, circolari, rilevazioni, corsi di aggiornamento sul Covid, preparazione dei materiali per le lezioni e tutti gli adempimenti collegati alla situazione sanitaria: segnalazioni dei casi all’Ats, compilazioni elenchi, telefonate ai genitori, recupero certificazioni e autocertificazioni e potrei continuare con una lunga lista.

Tutte cose che fanno gli insegnanti, naturalmente, ma che non competono a loro, anche assumendosi responsabilità improprie. Non solo, si continua a parlare di scuole chiuse mentre hanno sempre funzionato.

Credo che occorra rimettere un po’ in ordine la narrazione che sulla scuola si è fatta dall’inizio della vicenda Covid. Perché lo dico?

Perché leggere che la ministra dell’istruzione starebbe programmando una dilatazione del tempo scuola fino alla fine di giugno per recuperare le ore di lezione perse, a fronte dell’anno scolastico che stanno vivendo le scuole, lascia quantomeno sgomenti. O perlomeno, da un ministro ci si aspetta che le informazioni su come ha funzionato la scuola a partire da settembre siano più precise e verificate, sia per il tempo di lavoro in presenza che dall’applicazione della Dad nelle diverse aree del Paese e nello specifico negli istituti. Lavorare con il Covid in Lombardia non è come farlo in Basilicata.  Altrimenti parlare dell’intenzione di continuare le lezioni a giugno sembra davvero una presa in giro. Se c’è qualcuno che ha tirato a campare o ha lavorato poco si prolunghi la scuola lì, facendo lo sforzo di essere impopolari e assumendo finalmente qualche criterio meritocratico anche nel lavoro pubblico. Altrimenti si taccia per sempre.

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