Cronaca

Servizi alla persona: nei conti del Comune un abisso di 8,7 milioni

Buco enorme per gli asili: il deficit sfiora i 4,5
Nello sfogliare il referto sul controllo di gestione del Comune di Como per l’anno 2010 – l’ultimo disponibile per tutti i 12 mesi – viene spontaneo chiedersi come potrà mai riuscire Palazzo Cernezzi a colmare certi passivi di bilancio. I numeri relativi ai servizi a domanda individuale – come a dire la “ragione sociale” di un Comune – rivelano un deficit complessivo impressionante, probabilmente da record per la storia recente dell’amministrazione. Le cifre, in questo caso, valgono davvero più di mille parole: il “rosso” per i servizi più comuni e diffusi arriva all’astronomica cifra di 8,7 milioni. Roba che – se il Comune storicamente non avesse l’obbligo anche “morale” di garantire i servizi sociali ai cittadini – porterebbe a una catastrofica bancarotta.
Per dare un quadro analitico dei singoli settori, è impossibile non partire dagli asili nido. Ebbene, il consuntivo 2010 parla in termini impietosi. Ricavi derivanti dalle 10 strutture operanti a Como: un milione e 332mila euro. Costi complessivi: 5 milioni 821mila euro. Deficit, quindi, pari all’enorme cifra di 4 milioni 488mila euro, una vera montagna di soldi. Con un alcune specifiche quasi drammatiche. Una su tutte: la struttura di Camerlata copre soltanto il 16% dei costi totali con i ricavi. Significativa, in questo quadro, l’annotazione a margine delle cifre: «Occorre evidenziare una diminuzione degli introiti pari a 151mila euro rispetto al 2009 conseguente al nuovo sistema tariffario e al decremento dell’8,3% dei contributi regionali». Il primo passaggio, in estrema sintesi, stigmatizza le nuove tariffe approvate (con una corsa alla proposta più demagogica) dal consiglio comunale appunto due anni fa.
Passando agli altri settori, la tendenza al deficit “selvaggio” è ampia e consolidata.
Basti considerare la voce degli impianti sportivi comunali. Per il 2010, il referto comunale indica in 128mila euro le entrate complessive. Le spese? Dieci volte più alte: un milione e 217mila euro, con un milione circa di rosso per le casse dell’amministrazione.
Va ancora peggio se ci si sposta sul settore dei musei. Anche in questo caso, i deficit di proporzioni disastrose sono sempre stati una sorta di regola. Ma leggerli in un periodo di crisi nera come l’attuale è ancora più impressionante. L’anno scorso, i ricavi dei musei comaschi si sono fermati alla misera cifra di 69mila euro. Il tutto a fronte di uscite per un milione e 302mila. Il che significa che il “danno” per le casse pubbliche è superiore al milione e 200mila euro. Un’enormità.
Le cose vanno leggermente meglio – nella scala del peggio – se si passa al paragrafo della refezione scolastica. In questo caso, il deficit annuo si attesa a una cifra di 600mila euro e rotti. Ad ogni modo, non propriamente un’inezia in una fase critica come questa.
Altri due buchi: i servizi funebri con – 25mila euro e i bagni pubblici con -146mila euro.
Per chiudere, c’è un ultimo numero che suggerisce quanto sia problematica la situazione complessiva a Palazzo Cernezzi. Nel prospetto messo a punto dai tecnici comunali, infatti, a un certo punto compare una voce assolutamente generica che include i cosiddetti “altri servizi”. Ebbene, sotto questa apparentemente innocua definizione si cela un buco che sfiora il milione e 200mila euro. I rivoli del deficit, insomma, sono (quasi) infiniti.

Emanuele Caso

Nella foto:
Gli asili nido del Comune di Como sono sempre stati contraddistinti dall’eccellenza del servizio. Ma i conti sono in rosso
30 ottobre 2011

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