Servizi sociali privatizzati, cresce l’opposizione. Contestata la scelta del Comune di Como

Una veduta di Palazzo Cernezzi

«Una vera e propria privatizzazione dei servizi»: Bruno Magatti non ha mai fatto mistero della sua contrarietà all’azienda speciale per la gestione dei Servizi sociali a Como e in altri 22 Comuni del territorio. Il consiglio comunale aveva dato il suo via libera nella seduta di mercoledì scorso. Venerdì la costituzione dal notaio. La maggioranza ha votato compatta, contrari Civitas e Rapinese Sindaco, astenuti Pd, Scelta Civica e Cinquestelle.
«La diseconomicità della scelta – scrive l’ex assessore ai Servizi sociali su Facebook – è certificata dall’utilizzo di un terzo delle risorse per soli costi aziendali (oggi assorbiti dai costi generali del comune di Como) e degli amministratori anziché per le persone fragili».
Ogni tre euro per “gli ultimi”, insomma, un euro servirà a pagare l’Ascl (Azienda sociale comasca lariana). «Il cittadino viene trasformato in cliente – dice sempre Magatti – e il Capoluogo rinuncerà a essere leader nelle scelte».
L’ex assessore, sul tema, aveva posto una sessantina di quesiti sulla legittimità dell’azione.
«Ho anche visto respingere, uno dopo l’altro, i miei ventuno emendamenti proposti allo scopo di conservare ai consiglieri comunali almeno le prerogative fondamentali che verrebbero loro sottratte» conclude amaro Magatti, che sta ancora valutando se impugnare la delibera.
Sulla stessa linea anche Massimo Patrignani, già dirigente dei Servizi scolastici a Palazzo Cernezzi, nonché ex consigliere di Rifondazione Comunista.
«La società è una scatola vuota, per ora, pronta a dare un contributo allo smantellamento del welfare – scrive Patrignani – La normativa sui servizi pubblici locali è cambiata, e molte delle motivazioni che stavano alla base di quelle scelte oggi non sono più proponibili».
Sarà materia per gli avvocati – aggiunge Patrignani – visto che la lista Civitas non intende dare partita vinta alla destra e sta valutando l’impugnazione del provvedimento».
Patrignani contesta anche il percorso scelto per giungere alla società. Anche per trovare il testo dell’accordo tra i 23 comuni dell’ambito territoriale, l’ex dirigente si è dovuto rivolgere al Comune di San Fermo, che aveva dato la sua approvazione con una delibera di giunta dello scorso 21 giugno.
«I tavoli di consultazione non sono entrati nel merito di nulla – dice ancora Patrignani – il tecnico che li conduceva si è limitato a dichiarare a più riprese che si era in attesa di conoscere le decisioni politiche in merito all’azienda. Anzi, nelle riunioni di maggio era stato assunto l’impegno di riconvocarsi non appena fosse stata predisposta una bozza di piano. Questo passaggio non è mai avvenuto, solo in data 21 dicembre il documento di piano è stato consegnato alle parti sociali. Prendere o lasciare».
«Una fretta indiavolata della quale si fatica davvero a capire la motivazione, anche perché il futuro è tutto da definire».
«Una scelta del genere avrebbe meritato più dibattiti, partecipazione, condivisione, nei quartieri cittadini e negli altri Comuni interessati» commenta Luigi Nessi, portavoce di La prossima Como e fresco Abbondino d’Oro. «Si tratta di una scelta che ancora una volta penalizza persone in condizione di fragilità – spiega Nessi – In questo modo è stato venduto il cuore della politica e della città».

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