Servizio di cambio assegni scoperti e favori. La ’ndrangheta chiedeva il “pizzo” a Cantù
Cronaca

Servizio di cambio assegni scoperti e favori. La ’ndrangheta chiedeva il “pizzo” a Cantù

Un servizio di cambio assegni, peraltro scoperti. Lo «stato di soggezione» nei confronti di Giuseppe Morabito, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione aggravata, nel cuore di Cantù era arrivato al punto tale che la vittima di volta in volta designata «consentiva a quest’ultimo di chiedere favori di ogni tipo e non era nelle condizioni di rifiutare». Scorrendo l’ordinanza legata all’operazione contro la criminalità organizzata dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia “Ignoto 23”, che ha portato all’arrestato di decine di persone, tra le quali nove residenti nella Brianza Comasca e nel Canturino, emergono dettagli inquietanti sul clima che si era venuto a creare in particolare a Cantù.

Nella Città del Mobile si è rischiata una guerra di mafia tra faide rivali. Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti nell’ambito di una lunga indagine, emerge tra le altre cose il potere che i “boss”erano in grado di esercitare su alcuni degli esercenti e titolari dei locali del centro di Cantù. Un esempio riguarda l’attività di cambio assegni. Morabito, «per reperire una somma di denaro occorrente per il pagamento di un’abitazione acquistata dalla sorella», chiedeva a un commerciante «di provvedere a cambiare tre assegni da 500 euro cadauno». Gli assegni sono risultati poi scoperti e la vittima non ha mai ottenuto il denaro. Per gli inquirenti, è l’ennesima riprova del fatto che gli indagati agivano come un’associazione mafiosa. «Farsi cambiare assegni che non risulteranno mai solvibili, costituisce pratica tipica delle organizzazioni di stampo mafioso – scrive il giudice – Costituisce una particolare modalità di richiedere da parte delle organizzazioni di stampo mafioso “il pizzo” agli imprenditori e ai commercianti, tanto che quelli tra imprenditori e commercianti più avvezzi a tali richieste neanche più pongono all’incasso i titoli provenienti da soggetti esponenti delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nella consapevolezza che essi risulteranno sempre scoperti».

A Cantù, questa modalità di azione stava diventando sempre più frequente. E chi subiva la minaccia di Morabito ragionava esattamente come una vittima di estorsione. «Come tutti gli imprenditori vittima del “pizzo” – scrive il giudice riferendosi all’imprenditore canturino – è ben consapevole che quel denaro non potrà più riaverlo e che la sua unica scelta per stare tranquillo è di evitare reazioni».

GLI SVILUPPI Sul fronte dell’indagine, sono in corso gli interrogatori di garanzia degli arrestati, che in molti casi scelgono di avvalersi della facoltà di non rispondere. E la grave situazione emersa nel Canturino è arrivata intanto anche a Roma. Il deputato della Lega Nicola Molteni ha inoltrato una lettera urgente alla presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi per chiedere «di occuparsi immediatamente dei fatti accaduti, svolgere un’inchiesta dettagliata e attivare tutti i poteri speciali di controllo e monitoraggio di competenza». Molteni ha presentato anche un’interrogazione al ministro dell’Interno Marco Minniti per chiedere di aumentare le forze di pubblica sicurezza nel Canturino.

29 settembre 2017

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