Servono stati generali della popolazione

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Stranieri, anziani e giovani sono i lati del triangolo che racchiude la popolazione comasca. Un triangolo scaleno, con angoli diversi. Le evidenze di questa demografia sghemba, che è poi tale in tutta Italia, sono emerse nei giorni scorsi, complici i dati più recenti.

Popolazione in calo a livello provinciale a causa del saldo negativo tra nati e morti; Como città in controtendenza, ma solo grazie a più stranieri tra i residenti; terza e quarta età ovunque vicine a un quarto del totale. Il tema sarà trattato mercoledì prossimo per iniziativa di Confcooperative.

Nel frattempo è approdato in Commissione Urbanistica, dove la presidente Patrizia Maesani ha lanciato l’allarme su “Como, città per vecchi” e sull’urgenza di pensare ai giovani per il futuro del capoluogo.

Una preoccupazione giusta in una realtà locale dove i nonni sono in numero maggiore dei nipoti. E se occorre immaginare spazi per i ragazzi per evitare il loro esodo fuori d’Italia, resta sul terreno il macigno degli anziani e delle politiche che li riguardano.

Che fare? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei prossimi dieci anni l’Italia avrà otto milioni di anziani disabili e malati cronici gravi. Vivranno da soli 4,5 milioni di ultra 65enni, 1,2 milioni dei quali con un’età superiore agli 85 anni. Bastano questi pochi numeri perché ognuno comprenda che le risposte al che fare non sono facili, non possono essere banali e richiedono studi seri, ma anche soluzioni rapide.

È necessario scongiurare il rischio di diventare un enorme ospizio, come se n’è avuto assaggio in ospedali e pronto soccorso, da un mese a questa parte, con il picco dell’influenza.

E allora, va cambiato radicalmente il modello di assistenza, come dicono apertamente i più accorti tra medici e amministratori pubblici. Deve mutare lo schema della medicina sul territorio, creando servizi socio-sanitari diffusi.

In altri termini, servono risorse e capacità organizzative per una rete specializzata di assistenza domiciliare a carico del Servizio sanitario nazionale.

Il cardinale Martini, uno che di attenzione all’uomo e di malattia, anche sulla propria pelle, se ne intendeva, osservava che da una cultura umanistica, incentrata sulla persona, siamo passati a una cultura più attenta all’anonimo gioco delle strutture…

Per iniziare sarebbe utile convocare una grande consultazione: gli “stati generali” della vecchiezza, come dice un importante geriatra. In parallelo, ben venga un welfare amico delle giovani coppie, delle famiglie, dei bambini. La Svezia, o se vogliamo restare più vicini, la Francia, hanno molto da insegnare.

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