Sesana: «Al Cairo non ho paura ma evito gli assembramenti»

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Egitto nel sangue
L’egittologo comasco è tornato nella terra dei faraoni

(m.d.) In Egitto si fa sempre più pesante il bilancio degli scontri di piazza, con una trentina di vittime nelle ultime ore, ma lui, Angelo Sesana, docente di latino e greco al Collegio Gallio, fondatore e direttore del Centro di egittologia “Francesco Ballerini” di Como, giovedì è partito alla volta del Cairo. Il professor Sesana è un viaggiatore antico sul suolo egizio, sa come muoversi, conosce il territorio. Nella terra dei faraoni, del resto, ha compiuto più di cento viaggi.
«Non

ho paura e mi sento abbastanza tranquillo», spiega al telefono dal quartiere del Cairo in cui ora alloggia, «un quartiere leggermente lontano», lo definisce, da quella piazza Tahrir centro della rivolta contro il presidente Mohammad Morsi, destituito dall’esercito d’intesa con i giovani rivoltosi e con i partiti di opposizione, ma strenuamente difeso dai Fratelli Musulmani e dalle frange islamiche più integraliste.
«Purtroppo nella notte ci sono stati altri morti, una trentina, in luoghi diversi dell’Egitto, non soltanto qui al Cairo – afferma Sesana – La situazione è ancora poco chiara, molto fluida. I Fratelli Musulmani sostengono che il presidente Morsi è stato eletto regolarmente dal popolo e che quello in corso è un un colpo di Stato dell’esercito.
Ma bisogna sottolineare che non c’è stato nessun colpo di mano dei militari: si tratta di un’insurrezione popolare cui è seguita, su richiesta degli stessi manifestanti, l’intervento dei militari per calmare la situazione».
L’egittologo è al Cairo per definire con le autorità egiziane i dettagli della sua prossima missione archeologica: con la sua associazione ha in corso da anni un progetto di scavi sull’area del Tempio del Faraone Amenhotep II, appartenente alla XVIII Dinasta, a Tebe Ovest, nella zona di Luxor.
«Io non ho paura – dice il professor Sesana – e non ho alcuna intenzione di anticipare il mio rientro sul Lario previsto per fine mese, quando avrò terminato gli incontri e la preparazione dei documenti in vista della nostra prossima campagna di scavi».
Sesana, però, ha adottato alcune misure prudenziali. «Bisogna evitare di andare laddove si verificano assembramenti perché ci sono persone che vanno in giro con manganelli, pugnali e altre armi: la prudenza non è mai troppa – sottolinea – Seguo con attenzione tutto quello che succede in piazza Tahrir e sul vicino ponte del “6 ottobre”. Gli assembramenti, però, si formano anche in altre piazze. Le televisioni locali danno conto costantemente della situazione e degli scontri. I tafferugli scoppiano non soltanto qui al Cairo, ma anche in altre città, per esempio ad Alessandria o a Luxor, dove una chiesa è stata data alle fiamme. Ripeto, la situazione è molto fluida e c’è una sensazione di insicurezza non tanto per noi, ma per l’intero Paese, che non sa ancora che cosa potrà succedere nei prossimi giorni».
E proprio la possibilità di sviluppi drammatici porta l’egittologo comasco a sconsigliare viaggi in Egitto in questi giorni.
«Nelle località turistiche, per ora, non c’è nessuna allerta e nessun pericolo, ma la prudenza non è mai troppa, perché da un momento all’altro potrebbe succedere qualsiasi cosa – conclude il professor Sesana – Se qualcuno volesse poi intraprendere oggi una vacanza di tipo culturale in Egitto, onestamente gli direi che non è questo il momento per un simile viaggio: la località delle piramidi è stata addirittura chiusa alle visite. E a Luxor si sono già verificati scontri».

Nella foto:
Il presidente egiziano Morsi è stato deposto dalle forze armate dopo giorni di scontri e violenze che hanno infiammato il Paese

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