Sessanta studiosi in visita al grande cerchio
Cultura e spettacoli, Territorio

Sessanta studiosi in visita al grande cerchio

Con la trasferta a Como di una sessantina di archeologi e studiosi si è conclusa la Riunione scientifica internazionale dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria celebratosi nella scorsa settimana a Milano.
Dedicato in particolare alla Lombardia e al Ticino, ha consentito di porre l’accento anche sulle diverse età (del rame, del bronzo e, soprattutto, del ferro) che hanno caratterizzato l’evoluzione della Preistoria del territorio comasco nel lungo corso dei secoli che hanno preceduto la conquista romana ( 196 a. C.).
Il particolare interesse dei convegnisti (tra cui inglesi, tedeschi e svizzeri) era riservato alla visita, guidata dall’archeologa Stefania Jorio, del grande cerchio venuto alla luce nel 2007 presso il nuovo Ospedale S. Anna, del raggio di 70 metri, entro un doppio circolo di massi, con raggiera centrale in pietre e settori alterni in terra chiara e scura.
Età e funzioni sono tuttora allo studio, considerate le arature rituali riconosciute al di sotto delle strutture più recenti e della presenza prossima di grandi stele di pietra infisse nel terreno.
L’attenzione dei partecipanti si è poi spostata all’abitato antico delle pendici della Spina Verde grazie all’intervento dell’organizzazione del Parco e della Società Archeologica Comense.
È stato il Presidente di questa Giancarlo Frigerio a introdurre il tema mentre è toccato alla studiosa Nuccia Negroni illustrare il complesso di Pianvalle con i resti di strutture abitative e artigianali e di rocce incise con simboli misteriosi.
Dopo un piacevole intermezzo alla sede del Parco di Villa Imbonati a Cavallasca, con l’omaggio del sindaco di S. Fermo Pierluigi Mascetti, del presidente Giorgio Casati e con le notizie dello studioso Beniamino Fargnoli sugli aspetti artistici dell’edificio, i convegnisti hanno raggiunto in città via Odescalchi per visitare, in San Pietro in Atrio, la mostra “Prima di Como” (aperta sino al 10 novembre, ore 10-18) organizzata dalla Soprintendenza lombarda e dal Museo “Giovio” e accompagnata da un ricco e dettagliato catalogo. È stata l’archeologa Lucia Mordeglia ad illustrare i materiali esposti provenienti dalla scoperta di tombe a Camerano di San Fermo e Prestino e nell’area della Pedemontana a Grandate, tra cui primeggiano ceramiche, candelabri a due e tre bracci e il coperchio di una secchia in bronzo ( del VI sec. a.C.) con l’intrigante incisione a sbalzo di due sfingi alate, una delle quali porge un pesce alle labbra dell’altra.
Completano la rassegna le imitazioni di fibule (spille) di un ripostiglio sacro rinvenuto nel 2015 in Val d’Intelvi e le ipotesi ricostruttive di una parte del celebre carro della Ca’ morta, vanto del Museo “Giovio”, la cui visita, condotta dalla conservatrice Marina Uboldi, ha concluso l’intensa e interessante giornata dei convegnisti.

23 Ottobre 2017

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