Sesso, politici, ricatti: lo scandalo “Lumino’s” in salsa lariana

altÈ comasco il gestore del postribolo a Nord di Bellinzona al centro di un caso che ha turbato il Ticino. L’uomo è in cella da ottobre

C’è di tutto nella vicenda del Lumino’s che da mesi scuote il Canton Ticino. Sesso a pagamento, politici pizzicati, ricatti a luci rosse, filmati proibiti, manette: una storia hot, insomma, che pochi sanno tuttavia essere stata condita con una salsa tutta lariana. Già, perché nonostante ci si trovi a Nord di Bellinzona, in cella è finito il gestore del postribolo chiamato appunto “Lumino’s”, che altro non è che un comasco nato e cresciuto sul Lario e residente a Ronago. Un uomo che la

sua attività aveva deciso di gestirla oltreconfine, appunto, e che dallo scorso ottobre è in cella.
La storia è torbida e ha avuto anche risvolti drammatici. E per raccontarla bisogna partire dal luglio scorso quando, il 30, su ordine del Municipio di Lumino, la polizia cantonale mette i sigilli alla struttura che in rete dai clienti “esperti” del settore viene definita «un ottimo bordello svizzero dove trovare tante» belle ragazze (l’espressione è in verità più colorita). Alla base del provvedimento, la negazione della licenza edilizia al locale a luci rosse. Un blitz, quello di luglio, che non manca di creare immediatamente accesi malumori, soprattutto tra il gestore e le forze dell’ordine. Ma era solo l’inizio dell’incubo per il lariano che dallo scorso 8 ottobre si trova in cella, con accuse pesanti come tentata estorsione, tentata coazione e violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa di immagini, nonché registrazione clandestina di conversazioni. Tra l’altro, proprio in queste ore è stata accolta la richiesta di prolungamento della carcerazione preventiva avanzata dal sostituto procuratore generale elvetico Antonio Perugini. Il gestore del Lumino’s, insomma, passerà il Natale ben lontano da casa.
Secondo la tesi accusatoria, che pare sia stata riscontrata da filmati e materiale trovato sul telefonino dell’uomo arrestato, quest’ultimo avrebbe incontrato un ex consigliere di Stato (oggi deceduto) per cercare una via di uscita alla chiusura del suo locale. Una cosa lecita, in cui però la magistratura svizzera ha inserito un passaggio di non poco conto e assai torbido: il gestore avrebbe infatti mostrato all’influente politico un filmato in cui si vedeva un suo funzionario presente all’interno del Lumino’s. Una cosa sconveniente, che ha suscitato un terremoto politico. Un ricatto – sostengono gli inquirenti ticinesi che indagano sulla vicenda – per fare presunte pressioni funzionali all’ottenere i permessi per poter riaprire l’attività. Insomma, una vicenda a luci rosse con importanti coinvolgimenti politici che da mesi tiene il Cantone italiano della Svizzera con gli occhi puntati sulla zona Nord di Bellinzona. L’ultimo passaggio della vicenda è fresco: il Consiglio di stato avrebbe accolto il ricorso dei gerenti del Lumino’s contro la chiusura forzata di tutte le aree del postribolo successiva al blitz di luglio. Almeno il bar e i locali amministrativi sarebbero infatti potuti rimanere aperti. Quindi i sigilli posti ovunque sono stati eccessivi. Rimangono blindate stanze e sauna.

M.Pv.

Nella foto:
Il locale a Nord di Bellinzona finito al centro della vicenda

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