Settimana corta alle scuole superiori: l’idea della Provincia divide i presidi

L'Istituto Magistrale Maria Teresa Ciceri di Como L’Istituto Magistrale Maria Teresa Ciceri di Como

È un ritornello che ciclicamente si ripresenta. Talmente noto a tutti gli addetti del settore che è ormai entrato in testa e al momento opportuno riaffiora in automatico. «La settimana corta a scuola per risparmiare sulle spese del riscaldamento? In 24 anni di attività sarà la ventesima volta che se ne parla – dice con un filo di ironia il preside della Magistri Cumacini di Como, Enrico Tedoldi – Quando si torna a discuterne mi viene da ridere. È una farsa».
Non sembra avere dubbi, il dirigente scolastico. Per risparmiare sui soldi del riscaldamento, le Province di Como, Lecco e Varese stanno infatti studiando la possibilità di estendere a tutte le superiori del territorio la riduzione dei giorni di lezione da 6 a 5. Entro breve si deciderà se e come agire.
«È tempo perso. Se si decide di limitare la settimana si sarà comunque costretti a mantenere il riscaldamento acceso di pomeriggio. E dunque il risparmio dove sta? Si potrebbero fare conteggi precisi sul risparmio, ma dubito che possa essere conveniente», aggiunge Tedoldi, che elenca una lunga serie di contraddizioni nell’affrontare la questione.
«Alcuni insegnanti potrebbero essere favorevoli perché così potrebbero dedicarsi ad altro, come l’insegnamento privato. Altri invece no. A mio parere, non se ne farà nulla e tra un anno ne riparleremo. Penso che l’unica cosa da fare sia, per i docenti, insegnare. E per gli alunni, studiare».
Scettico, ma aperto al dialogo, si dice Nicola D’Antonio, preside del liceo classico Volta e della Ciceri. «È una questione eterna. Innanzitutto, in vista di una simile decisione a livello provinciale, le scuole dovranno essere tutte d’accordo, in virtù della loro autonomia. Già questo sarà un passaggio delicato – dice D’Antonio – Detto ciò, la necessaria premessa è capire nel dettaglio il piano provinciale. Sarebbe opportuno, al riguardo, un tavolo di riflessione al quale, se esistono proposte concrete, discuterne insieme».
Anche perché, «ad esempio alla Ciceri, si rimane già aperti, in determinate giornate, fino alle 18.30 e riorganizzandoci si potrebbe prolungare fino alle 19. Al Volta, invece, nel biennio, c’è la sesta ora e allora si potrebbe aggiungerne una settima. Ma bisogna parlarne e far sentire le nostre necessità».
Si dice invece fermamente convinto della bontà di un simile piano Domenico Foderaro, preside del Pessina. «È una proposta condivisibile. Sia per risparmiare risorse, sia per dare più tempo libero ai ragazzi e alle loro famiglie», dice.
«La settimana corta presuppone rientri al pomeriggio che vanno organizzati. Sempre più spesso le famiglie chiedono i 5 giorni che, inoltre, abbassano parzialmente anche i costi del trasporto – interviene Adria Bartolich, responsabile della Cisl Scuola – L’idea ha un senso, bisogna soltanto organizzarsi. Il riscaldamento è un costo notevole, soprattutto perché in alcuni casi gli edifici scolastici sono vecchi e a bassa efficienza energetica».

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