Settimana corta alle superiori: la Provincia di Como ci prova ancora
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Settimana corta alle superiori: la Provincia di Como ci prova ancora

L’amministrazione provinciale di Como torna “alla carica” sulla settimana corta nelle scuole superiori. Lezioni dal lunedì al venerdì, con istituti chiusi durante il fine settimana. Il progetto è sul tavolo ormai da qualche anno, ma l’accoglienza è stata piuttosto tiepida. Anche in altre zone lombarde del resto non è stato tutto rose e fiori. A Brescia, ad esempio,  la Provincia ha dovuto rinviare il progetto e restringere il campo degli istituti coinvolti.

Nel Comasco, attualmente soltanto il Pessina e il Sant’Elia di Cantù hanno dato il loro assenso alla settimana corta, ma il numero delle scuole è destinato ad allargarsi, con il possibile interessamento del Teresa Ciceri e di almeno un istituto dell’Olgiatese. «Non abbiamo ancora il quadro definitivo – spiega la presidente della Provincia, Maria Rita Livio – faremo il punto dopo la Pasqua. Il quadro è però mutato rispetto agli anni scorsi, c’è una propensione diversa da parte di consigli di istituto di aderire al progetto anche per via dei cambiamenti degli altri ordini scolastici».

La settimana corta si pratica da sempre nelle materne, da anni nella maggioranza delle primarie (elementari) e ora anche nelle secondarie di primo grado (medie). «Nel 2015 avevamo spiegato che sarebbe stato auspicabile non partire in modo disordinato – aggiunge la presidente – autonomia scolastica non significa anarchia. Non possiamo dimenticare che per gli studenti di questo grado sono necessari dei servizi fondamentali. Quello di trasporto pubblico innanzitutto».

La Provincia dovrà così cercare di coinvolgere in modo uniforme quantomeno gli istituti dello stesso ambito territoriale. «Solo così si possono programmare tutti i servizi accessori – aggiunge la presidente – Per qualche scuola ci sono problematiche relative al carico delle ore di lezione, ma non è neanche pensabile che ciascuno realizzi un calendario in completa autonomia. Dobbiamo trovare di punti di incontro». C’è poi la questione del risparmio sul riscaldamento. «Nel periodo invernale, con i due giorni settimanali di scuola chiusa, verrebbe tenuto al minimo, con un risparmio considerevole», aggiunge Maria Rita Livio.

IstitutIstut

13 Aprile 2017

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