Settimana corta, la Provincia rilancia il coordinamento

Villa Saporiti, sede della Provincia di Como

«Se un dirigente scolastico e il consiglio di istituto decidono in autonomia noi possiamo fare ben poco. Da tempo abbiamo chiesto ai presidi di cercare una via comune per organizzare la settimana corta. Richiesta non sempre ascoltata».
Così interviene il presidente della Provincia di Como, Maria Rita Livio chiamata sul banco degli imputati, nei giorni scorsi, dal preside del liceo Teresa Ciceri di Como per non aver svolto la funzione di coordinamento e di regia che ci si sarebbe aspettati dall’ente di via Borgovico e che invece «non è praticamente mai esistito», ha detto il preside del Ciceri, scuola che dal prossimo anno adotterà la settimana corta. Ovvero lezioni dal lunedì al venerdì lasciando il sabato libero agli studenti e alle loro famiglie così come avviene di regola nelle scuole primarie e in quelle secondarie di primo grado, salvo eccezioni.
«Ripeto: come ente abbiamo chiesto agli istituti coesione per poter essere più forti quando poi si dovrà discutere con gli altri soggetti coinvolti, a partire dalla società che gestisce i mezzi pubblici, tassello fondamentale per far funzionare la settimana corta – spiega sempre Maria Rita Livio – La nostra funzione di regia però non può essere illimitata. Noi possiamo invitare le scuole, sollecitarle a dialogare ma oltre non possiamo andare. Sul fronte del coordinamento con chi garantisce il servizio del trasporto pubblico abbiamo un nostro consigliere che si sta occupando della materia ogni giorno vista l’importanza».
Intanto nei vari istituti superiori della provincia di Como il dibattito si fa sempre più acceso. In molti stanno valutando l’ipotesi settimana corta per il futuro, ma c’è anche chi si dimostra scettica come Erminia Colombo, preside del liceo Enrico Fermi di Cantù. «Le mie perplessità riguardano proprio l’impostazione di alcune scuole che a mio avviso non ricaverebbero alcun vantaggio dall’applicazione della settimana corta – interviene la dirigente – Mi spiego: ad esempio al liceo gli studenti non hanno una un numero di ore eccessivo al mattino e dunque questo indirizzo si presterebbe anche in maniera positiva alla settimana corta. Ma non è così. Chi frequenta il liceo, al mattino, ha una serie di ore di studio teorico e quindi gli alunni hanno assoluto bisogno, nel pomeriggio, di avere molto tempo a disposizione per studiare quanto appreso in precedenza. Difficile per loro allungare l’orario in settimana». Altro elemento chiave in tema di settimana corta, i trasporti. Il passaggio da sei a cinque giorni di lezione comporterebbe il ridisegno del piano degli orari. «Questo sicuramente rappresenterebbe il problema più complesso visto che ogni scuola ha le sue esigenze. La settimana corta non è assolutamente un’ipotesi da scartare a priori, ma vanno tenuti in considerazione svariati fattori che vanno fatti combaciare per garantire ad ogni istituto di potersi organizzare al meglio», chiude la preside Colombo.

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