Settimana corta sì o no. Divisi gli addetti ai lavori

altIl provveditore solleva il problema dei trasporti
Abbiamo lanciato ieri il sasso della settimana corta nello stagno del mondo della scuola. Il dibattito è aperto e in questa pagina raccogliamo una carrellata di pareri tra addetti ai lavori e genitori.

Il primo, per una questione di gerarchie, è del provveditore Claudio Merletti. Le sue parole sono misurate, anche perché imporre la settimana corta cozzerebbe con il principio di autonomia. «Credo che le lezioni su cinque giorni possano andare incontro alle esigenze delle famiglie – spiega – ma non sempre la proposta è praticabile laddove si ha una grande concentrazione di studenti in spazi limitati. Anche per questo la scelta deve essere fatta dalla scuola».

Merletti sottolinea poi la questione del trasporto pubblico.
«Ogni modello orario comporta scelte logistiche diverse, quindi sarà indispensabile un’azione di raccorto con le istituzioni, soprattutto per le scuole secondarie superiori».
Gerardo Larghi, segretario della Cisl dei Laghi, ha un passato di docente e di responsabile di settore per la Cisl. Larghi spiega come la scuola debba essere un servizio per le famiglie. «Al pari degli ospedali e delle forze dell’ordine – dice – si deve interrogare seriamente su come rispondere alle esigenze dei genitori. Oggi si hanno prerogative diverse rispetto al passato, si chiede di avere coperti anche periodi non tradizionali come i mesi di giugno e di luglio. Lo stesso vale per la settimana corta. Tanti genitori – prosegue Larghi – hanno l’esigenza di stare con i figli almeno il sabato e la domenica. Per i docenti lavorare sui cinque giorni sarebbe sicuramente positivo. Già oggi tutti gli insegnanti lavorano anche al pomeriggio e la sera, quando maestre e professori correggono i compiti. Con l’orario prolungato su cinque giorni sarebbe più semplice fare riconoscere le ore di preparazione delle lezioni e di correzione».
Giacomo Licata, segretario provinciale della Flc Cgil di Como, spiega come il sindacato non abbia preclusioni sugli orari. «Probabilmente ai docenti farebbe comodo avere il sabato libero – dice – Mantengo però delle perplessità sulle superiori, dove servono tempi più distesi e meno contingentati. Sette ore di lezione frontale non sono proponibili, servirebbe un ripensamento dello stesso modello didattico alternando laboratori e attività diverse».
Prima che come assessore vorrei intervenire come insegnante – dice Silvia Magni, vicesindaco di Como con delega all’Istruzione e docente di storia e filosofia al triennio del liceo del Collegio Gallio, dove si fa la settimana corta – Noto come la mattina di sei ore sia molto impegnativa per gli studenti. Anche riguardo al risparmio sul riscaldamento e alla riduzione delle spese, non sono così convinta, dato che le aule rimangono occupate per le stesse ore». Per gli adolescenti non andare a scuola il sabato vuol dire poter fare tardi il venerdì sera…
«Può darsi – conclude – e i più diligenti mi dicono che con il sabato e la domenica libera riescono a studiare meglio».

Paolo Annoni

Nella foto:
Studenti all’uscita della scuola media Ugo Foscolo di via Borgovico a Como. Il dibattito sulla settimana corta divide genitori e addetti ai lavori

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