“Sexy Shop” con Garbo, arriva il debutto come attore

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Il cantautore di Fenegrò

Non è un caso, per un artista che ha fatto tendenza, che il suo sedicesimo album si intitolasse La Moda. Garbo è un musicista tenace, non si arrende mai e, spinto dal vuoto culturale di questi anni, prova da tempo a indicare nuovi paesaggi musicali.
Presto, insieme a Luca Urbani, ne dipingerà uno nuovo, previsto a maggio, intitolato Fine. «È un termine – racconta l’artista comasco – che ho scelto per tutte le diverse accezioni che porta in sé: la fine cinematografica (la parola che sigilla

ogni film), la fine intesa come eleganza, oppure come scopo e anche come conclusione. Tutto questo perché all’interno del disco ci sono molte sfumature che provengono da due anime diverse, la mia e quella di Luca. Con lui, oltre a essere mio socio nella casa editrice Distorsioni, con la quale pubblichiamo anche dischi di altri musicisti, collaboro artisticamente da molti anni».
E come vi trovate insieme?
«Molto bene, percorriamo un cammino simile sui lati opposti della stessa strada, c’è tra noi una grande intesa in cui incrociamo le nostre diverse emotività. Condividendo giorni e notti intere, il lavoro si arricchisce molto. Fotografiamo da angoli diversi le nostre sensazioni, la realtà drammatica di questi anni, producendo visioni cinematografiche come in Mia Melancholia, un brano che prende spunto dal film di Lars von Trier del 2011. La stessa copertina del disco ha un taglio notturno, con noi due ritratti sotto la luce fioca di una strada, un’immagine che ricorda certe pellicole americane».
Visioni buie, di questi tempi.
«Sì, un altro brano si intitola Il fine, inteso come scopo della vita, mentre un altro, L’ultimo viaggio, descrive questo momento storico in cui se non si riparte dalla cultura non torneremo più al benessere che abbiamo conosciuto in passato».
Anche il clima musicale del disco ne risente?
«Ci sono molte riflessioni e distorsioni, ma certamente l’energia rock è la stessa dei miei ultimi lavori, i brani anche nei suoni sono molto duri, l’elettronica è solo di supporto».
Per non farsi mancare nulla Garbo si è dato anche al cinema.
«È stato un caso. Mi avevano chiamato per le musiche, poi mi è stato chiesto di interpretate una parte. Il film uscirà in prima visione a Roma il prossimo 7 maggio e poi andrà in tutte le sale».
Il titolo è bizzarro.
«Si chiama Sexy Shop perché racconta il fallimento delle generazione dei quarantenni e cinquantenni che oggi si trovano a fare tutti altri mestieri rispetto a quelli per cui avevano studiato. Laureati in filosofia che vendono sex toys, o insegnanti che fanno i baristi, a causa dello loro rovine personali, sentimentali, professionali. È una commedia divertente e amara al tempo stesso, un po’ come Amici miei o certi film inglesi».
Chi sono gli altri attori?
«Ci saranno Andrea Chimenti, che da tempo si dedica anche al teatro, Ivan Cattaneo, Maurizio dei Krisma, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Negruz, tutti musicisti che in questo film interpretano altri ruoli. La regia è di Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo».
Dove è stato girato?
«A Gorizia e nelle terre di confine con la Croazia. Da qui prenderà poi spunto un altro film, in cui, oltre a scrivere le musiche, avrò un ruolo. È ambientato nel Carso durante la Prima Guerra Mondiale».
Dovrà aggiornare la sua biografia.
In realtà il bellissimo libro che ha scritto Michele Monina, Con Garbo, con la prefazione di Francesco Bianconi dei Baustelle, parte da me soprattutto per fare alcune riflessioni sugli anni ’80. È un volume bizzarro che mi ha dato anche la possibilità di inserire un disco con alcuni demo che avevo registrato tra il 1974 e il 1979».

M. Prat.

Nella foto:
Renato Abate, in arte Garbo, negli studi della trasmissione Angoli di Espansione Tv

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