SFIDA A TRE PER IL CANDIDATO SINDACO

di EMANUELE CASO

Primarie Pdl: in lizza Bordoli, Gaddi e Simone
Se ancora fosse esistito qualche dubbio sullo svolgimento delle primarie del Pdl per designare il candidato sindaco del partito, da ieri restano soltanto certezze. Non soltanto la competizione interna al pianeta pidiellino si farà, ma sarà anche “gara vera”. Almeno questo lascia supporre il tris di nomi che ieri ha ufficialmente depositato le firme per partecipare alla sfida del 4 marzo prossimo. In campo – metafora berlusconiana, quanto mai adatta al caso – scenderanno la commercialista e presidente
nazionale dei revisori dei conti, Laura Bordoli, l’assessore comunale alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Sergio Gaddi, e – nel ruolo di outsider – Federica Simone, consigliere comunale. Manca, tra i nomi rimasti caldi fino all’ultimo minuto, l’ex assessore comunale Alessandro Colombo. Il quale, però, negli ultimi giorni aveva manifestato più di un dubbio sulla sua partecipazione alle primarie a causa di perplessità sullo strumento in sé e della mole di impegni personali.
Tornando alla sfida, della quale oggi, probabilmente, saranno diffusi tutti i dettagli, anche operativi, si tratta certamente di un buon segnale per il partito di Berlusconi e, più in generale, per la politica comasca.
Innanzitutto perché favorire la partecipazione degli elettori a una scelta tanto importante per la comunità quale la designazione di un candidato sindaco è certamente un fatto positivo in sé. In tempi dove – va ricordato – il Parlamento italiano è eletto sulla base di liste bloccate e senza che il cittadino possa esprimere la preferenza personale per il politico prescelto, ampliare la partecipazione il più possibile è un fatto soltanto positivo. Ma c’è di più.
Se è vero che la strada delle elezioni primarie, in Italia, è stata aperta e rilanciata dal Partito democratico, è altrettanto certo che l’aver studiato e, in qualche modo, applicato un modello simile anche da parte del Pdl è un merito. In tempi di antipolitica galoppante, quando un partito – per di più “pesante” come il Popolo della Libertà lariano – opta per l’impiego di strumenti che vanno verso la trasparenza e la condivisione, questo fa certamente bene alla democrazia e all’immagine della politica stessa. Ora, dunque, almeno a Como, non resta che conoscere nel dettaglio le modalità operative e i regolamenti che saranno utilizzati il prossimo 4 marzo per chiudere il cerchio.
Considerazioni generali a parte, c’è poi la sfida tutta politica da analizzare. E i giochi, almeno in apparenza, sembrano davvero aperti. O meglio, per semplificare, si profila un derby affascinante – quello tra la Bordoli e Gaddi – affiancato dalla sfida intrapresa con coraggio da Federica Simone.
In estrema sintesi: Laura Bordoli può contare su un forte effetto novità, su una piena conoscenza della macchina amministrativa di Palazzo Cernezzi in qualità del suo ruolo di revisore dei conti dell’amministrazione, e sicuramente sull’appoggio di una larga fetta del partito; Gaddi ha dalla sua sicuramente la lunga militanza politico-amministrativa in Comune (con la relativa riconoscibilità in città) e il biglietto da visita delle grandi mostre; Federica Simone si può invece considerare a tutti gli effetti l’outsider della competizione, forse potenzialmente più in concorrenza con il bacino elettorale di Gaddi che non, a dispetto dell’identità di genere, di Laura Bordoli.
In questo quadro, per quanto schematico, si inserisce la variabile probabilmente più decisiva di tutte: quanti comaschi, tra iscritti del Pdl e “semplici” cittadini, andranno alle urne pidielline il 4 marzo prossimo per designare il candidato sindaco del partito?
I dati di riferimento per tentare qualche analisi sono molto pochi. Il più recente è targato Pd: il 27 novembre scorso, per lanciare Mario Lucini, andarono a votare 3.500 persone. Un numero notevole, sebbene inferiore ai 4mila votanti auspicati da qualcuno alla vigilia. Che il Pdl, comunque, non raggiunga, eguagli o addirittura superi quella soglia è relativo.
La sensazione, infatti, è che al di là del differente appeal popolare dei singoli candidati pidiellini, nel caso di una struttura organizzata come il Pdl, sarà probabilmente la forza di mobilitazione delle singole correnti interne a decretare il vincitore.

Nella foto:
Laura Bordoli

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