Sfregiato a Torino il monumento a Meroni prima del derby

L’episodio condannato all’unanimità
Una scritta prima del derby: “Forza Juventus”. Innocua nella sua formula, senonché un tifoso bianconero l’ha voluta apporre, come sfregio, sul monumento a Gigi Meroni che si trova sul punto in cui cui lo sfortunato calciatore, di origine comasca, morì in un incidente stradale nel 1967.
Un episodio che è stato condannato all’unanimità e che ha contribuito a riscaldare gli animi alla vigilia del derby di domenica fra il Torino e la Juventus, in cui peraltro non sono mancati scontri prima della partita.
A qualcuno in là con gli anni, quanto accaduto ha rievocato un altro sfregio nei confronti di Meroni, la profanazione della sua tomba, due mesi dopo la tragica scomparsa.
L’episodio è ricordato con grande delicatezza da Nando Dalla Chiesa, nel suo libro “La farfalla granata” un’opera edita da Limina nel 1995. Scrive: «Un giorno persone sconosciute, senza volto e senza cuore, profanarono la tomba di Gigi Meroni. Entrarono nel cimitero di Como, forzarono la cappella mortuaria della famiglia Ratti e violarono il loculo».
I sospetti caddero inizialmente su qualche giostraio, ma poi si capì che non era la pista giusta. «Non era vero però – scrive ancora Dalla Chiesa – Era stato uno squilibrato, un tifoso del Torino. Che non si rassegnava all’idea della sua morte e continuava a ripetere “Meroni non può essere morto a ventiquattro anni”».

Nella foto:
Maria Meroni, sorella di Gigi, all’inaugurazione del monumento dedicato al fratello

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