Sgarbi: «Asilo Sant’Elia e Casa del Fascio siano patrimonio Unesco»

Vittorio Sgarbi

Un’identità incerta, incompiuta. Che non ha ancora trovato il necessario ancoraggio al passato più recente. È questo, forse, il grande limite di Como, città che non sa valorizzare come dovrebbe un tesoro culturale unico al mondo. Il tesoro delle sue architetture razionaliste.

Spiega l’architetto Mario Botta che «troppe volte, ormai, si è parlato della necessità di far diventare Como la “città del Razionalismo”. Un obiettivo rimasto sempre al palo». Questo accade perché «manca la necessaria attenzione alla cultura del moderno. Cosa che avviene dappertutto – dice ancora Botta – Como è una città medievale di straordinaria bellezza, ma anche il capoluogo del Razionalismo, stagione felice per la cultura italiana ed europea al di là degli eventi politici, purtroppo non altrettanto luminosi». Ai giovani, in particolare, bisognerebbe quindi spiegare che «la loro è una storia ampia e ricca».

Come fare? Questa, forse, è la domanda più importante. Secondo Stefano Boeri, progettista del bosco verticale a Milano, «affinché questo tesoro sia percepito in modo giusto servono spazi pubblici di connessione». A partire da una segnaletica che individui «un itinerario riconoscibile e faccia capire quanto il Razionalismo comasco sia stato e sia fondamentale per la cultura tutta, e non soltanto per l’architettura».

Tutto questo senza «mummificare o museificare gli spazi, lasciandoli cioè vivi».

L’asilo Sant’Elia con i bambini, lo stadio con i tifosi, il Novocomum con i residenti, e così via. La grande forza del Razionalismo comasco è la possibilità di attraversare gli spazi, di guardarli da dentro. Ovviamente sapendone riconoscere l’unicità e la grandezza.

A detta del critico d’arte Demetrio Paparoni c’è, forse, un modo per valorizzare a pieno l’architettura moderna. «Bisogna farne percepire l’attualità attraverso opere di artisti che le includano al loro interno».
Noi siamo abituati a vedere gli edifici come fossero «fiori già germogliati – dice ancora Paparoni – ma in realtà sono semi da cui può nascere il nuovo. Capisco che le architetture debbano rimanere sé stesse, ma troppo spesso è come se fossero congelate. L’azione di altri artisti potrebbe cambiare tutto: alludo a interventi removibili, da sottoporre però all’esame del tempo. Pensiamo alla Tour Eiffel: all’epoca ruppe certo l’equilibrio paesaggistico di Parigi e scatenò polemiche a non finire. Ma poi nessuno volle più toglierla».
Resta comunque il problema di fondo: come fare in modo che la Casa del Fascio possa conquistarsi l’attenzione che oggi hanno altri edifici storici. Gabriele Mazzotta, editore d’arte e presidente della Fondazione intitolata al padre Antonio, è realista: «Quegli anni – dice – sono importantissimi ma non ancora attrattivi. Serve tempo, com’è accaduto per le architetture Liberty o per altre opere. Perché le cose che si immaginavano brutte o poco significative, con gli anni, diventano belle».

Nel frattempo, però, «occorre massima attenzione per i restauri e la conservazione di questi beni».
E magari un passaggio istituzionale, come il riconoscimento dell’Unesco. È questa la proposta di Vittorio Sgarbi. «Ad Asmara è diventata patrimonio dell’umanità la pompa di benzina Fiat Tagliero che fu progettata nel 1938 dall’ingegner Giuseppe Pettazzi. L’Asilo Sant’Elia e la Casa del Fascio sono due monumenti tra i più importanti e fondamentali del Razionalismo italiano, l’Unesco deve tutelarli».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.