Vittorio Sgarbi: «Una grande mostra sull’astrattismo a Palazzo Terrragni»
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Vittorio Sgarbi: «Una grande mostra sull’astrattismo a Palazzo Terrragni»

© Foto Antonio Nassa

Una grande mostra sull’Astrattismo a Palazzo Terragni. Arriva improvvisa e dirompente, come nello stile vulcanico del noto critico d’arte, la prima proposta emersa dal faccia a faccia tra Vittorio Sgarbi, convocato in città per rianimare la vita culturale in riva al lago, e il sindaco Mario Landriscina. La chiamata a Palazzo Cernezzi di Sgarbi, nata quasi per caso dall’interessamento del consigliere comunale Franco Brenna, si è rapidamente concretizzata e così ieri mattina, poco dopo le 13, Vittorio Sgarbi è arrivato in città.

Un’ora di colloquio con il primo cittadino e subito alcuni paletti ben precisi per immaginare la rinascita della Como culturale. «Penso di essere stato chiamato, oltre che per la mia popolarità, anche per la mia idea di cultura che deve sempre essere al centro di ogni azione. La premessa è comunque un’altra: Como, con la sua bellezza impareggiabile non ha bisogno di me, al contrario sono io a trarre benefici dal lago. Un luogo al quale sono affezionato da tempo».

Premessa che introduce alla visione futura della città a partire dai luoghi dove poter fruire del bello. «La prima idea riguarda la Casa del Fascio oggi occupata dalla finanza invece che da un luogo di cultura. Potrebbe invece essere uno stupendo museo dell’arte astratta a livello europeo e proprio qui sarebbe grandioso allestire una grande mostra, naturalmente sull’Astrattismo. Un tema di respiro internazionale ben connesso con il territorio. E proprio di questo abbiamo parlato con il sindaco Landriscina», spiega Sgarbi. Il progetto, che ieri ha mosso i primi passi, «è quello di cercare un’idea che, oltre alla grande mostra, dovrà necessariamente partire dai musei. Da quello civico alla Pinacoteca. Luoghi che non hanno l’attrattiva che meritano e da lì si dovrà iniziare a lavorare con tutte le differenze del caso. Anche nelle grandi città è così. Milano ha Palazzo Reale ma anche il museo diocesano. Lo stesso deve accadere a Como dove Villa Olmo rappresenta il vostro Palazzo Reale, contornato da tutto il resto – spiega Sgarbi – La nostra deve essere un’operazione di rianimazione, inserendo ovviamente i luoghi di cultura in un plesso museale pulsante».

Anche perchè la Como dei grandi numeri, in tema di mostre, ha fatto registrare nel corso degli anni un diagramma altalenante. Si è partiti nel 2004 con i 74mila visitatori della rassegna “Mirò, Alchimista del segno”, ai due picchi del 2006 con “Magritte l’impero delle Luci” (120mila visitatori) e “Brueghel. La dinastia Brueghel”, nel 2012 con 95mila visite. Un viaggio pensato, organizzato e portato avanti con successo dall’ex assessore alla Cultura Sergio Gaddi. Una scalata inarrestabile che dal 2013 – data dell’arrivo della giunta Lucini – ha subito un brusco stop. Tanto che le tre mostre dell’era Cavadini (dal 2013 al 2015) hanno collezionato in totale 60.125 visitatori, cifra sempre superata da ogni singola kermesse dell’era Gaddi (da 2004 al 2012). Il punto più basso nel 2013 con “Sant’Elia. La città nuova” che ha collezionato solo 17mila ingressi. «Oggi si è trattato di un primo incontro ma già a novembre organizzeremo una visita di un paio di giorni per andare alla scoperta di luoghi ideali per la cultura. Ripensando quelli già presenti e magari scoprendone di nuovi», precisa Vittorio Sgarbi. Su un altro tema il critico d’arte è stato categorico. «C’è un altro passaggio indispensabile in questo percorso di rinascita: bisogna riportare la cultura dentro la politica. Fatto che si è perso. Un tempo cultura e politica coincidevano in figure come quelle di Croce o di Gobetti. Da tempo non è più così ed è giusto puntare a questa sinergia». Un faccia a faccia proficuo e un nuovo appuntamento per novembre anche «se per ora tutto è in fase embrionale. Le idee di Vittorio Sgarbi sono forti come nel suo stile. Spetterà a noi adesso capire i margini di operatività per ipotizzare una grande mostra a Palazzo Terragni – spiega Mario Landriscina – Senza naturalmente dimenticare il fattore economico che inevitabilmente inciderà. Comunque la scossa data da Sgarbi era sicuramente necessaria. È prematuro ipotizzare un ruolo da consulente per il critico d’arte, vedremo prossimamente. In ogni caso ci siamo messi in moto e questo era una passaggio fondamentale».

6 Ottobre 2017

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