Cultura e spettacoli

Sgarbi mattatore al teatro di Chiasso

Personaggi – Domani il noto critico celebrerà oltrefrontiera il mito del pittore Caravaggio paragonandolo a Pier Paolo Pasolini e a Umberto Bossi
Una serata-show con il più estroso e imprevedibile storico dell’arte italiano, Vittorio Sgarbi (nella foto), attende il pubblico del CineTeatro di Chiasso in via Dante, domani, 6 maggio, alle 20.30.
Sgarbi si cimenterà con la pittura del più stravagante e geniale artista del nostro Seicento, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, proponendo interessanti, impreviste e provocatorie letture dell’opera dell’artista. Che ha di recente fatto parlare anche il Comasco: un San Sebastiano a
lui attribuito nel Duomo è in restauro all’Accademia Galli, e nella chiesa di Zelbio è conservato un San Girolamo scrivente che lo stesso Sgarbi ha definito «caravaggesco».
Docente e critico d’arte, politico nonché grintoso personaggio televisivo, a Chiasso Sgarbi non si fermerà di fronte alle interpretazioni immediate e prevedibili del grande pittore. Caravaggio e la sua pittura, oggi molto celebrati ma poco considerati dai contemporanei, sono una vera e propria passione per Sgarbi. Il mito di Caravaggio, artista maledetto e dalla vita vissuta ai limiti, una sorta di “Dottor Jekyll e Mr Hyde”, aveva determinato l’oblio per le sue opere, riscoperte in tutta la loro modernità e bellezza solo dalla seconda metà del ’900.
«Caravaggio è un pittore straordinariamente contemporaneo – spiega Sgarbi – si può dire che, in pittura, è stato l’inventore della fotografia. Con la sua arte non si limita a riprodurre la realtà ma la fissa sulla tela nei momenti decisivi. Caravaggio dipinge e coglie l’attimo».
In tutta la sua realtà…
«Certo, ha guardato in faccia la malattia, il male, ha rappresentato il peccato e la morte, basta guardare un’opera come Morte della vergine».
Per quale motivo ci sono voluti così tanti anni per rivalutarne la figura?
«Fu lo studioso Roberto Longhi il primo critico a rendergli giustizia. Si impegnò nella rivalutazione del Caravaggio e nella valorizzazione della sua influenza. Tutto ciò fu davvero possibile solo dopo gli anni bui del fascismo, dalla prima metà degli anni ’50 in poi».
Una figura a suo modo rivoluzionaria, questo Caravaggio.
«Era un uomo pieno di chiari e scuri, in cui dovevano convivere l’animo artistico e creativo con quello del maledettismo umano. Era un artista complesso che sconvolse il manierismo del tempo».
L’ha paragonato a Pier Paolo Pasolini e persino a Umberto Bossi: sono le solite provocazioni di Sgarbi?
«Il collegamento fra Bossi e Caravaggio, con le diverse esperienze da ogni punto di vista, deriva dal fatto che hanno avuto entrambi un periodo milanese di cui non si sa nulla. Per cui il percorso di Bossi, in questo senso, e il percorso di Caravaggio, hanno una qualche somiglianza».
E Pasolini?
«Pasolini era amante del gergo popolare ma anche del volgo, entrambi erano votati alla vita borderline, ed entrambi sono morti soli».
Lo scorso anno ha curato una mostra a Milano intitolata “Gli occhi di Caravaggio”.
«Come dicevo, del suo periodo meneghino, prima di trasferirsi a Roma, Napoli e altrove, si conosce pochissimo. La mostra illustrava il percorso di formazione del Caravaggio, dando visibilità alle opere che probabilmente l’hanno ispirato e hanno contribuito ad affinare il suo genio».
Come ci si sente a essere riconosciuto come uno dei più grandi critici d’arte rinascimentale?
«Preferirei essere Presidente del Consiglio».
Il suo essere “Sgarbi” l’ha già pagato anche in politica.
«Anch’io sono un maledetto come Caravaggio. Il mio impegno è sempre stato vissuto come “una occupazione di campo”. Chi mi critica è moralista e geloso dei metodi e del fascino di Sgarbi, che non piacciono anche se ti occupi d’arte».
Ma la politica non ha mai trattato bene l’arte.
«Appunto, e i risultati e le bruttezze sono sotto gli occhi di tutti».
Nuovi progetti?
«Una mostra a Roma a Palazzo Braschi sullo Sgarbi collezionista che farà impallidire quelle di Como a Villa Olmo».
Per assistere allo spettacolo ci sono ancora biglietti disponibili, in vendita a 40/30/25 franchi svizzeri.

Maurizio Pratelli

5 maggio 2012

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