Sgomberata la Santarella, murati gli accessi. Nei prossimi giorni via al taglio delle piante
Cronaca, Territorio

Sgomberata la Santarella, murati gli accessi. Nei prossimi giorni via al taglio delle piante

Santarella, muratori al lavoro dalle prime ore di questa mattina. Come annunciato è infatti scattata l’operazione per sigillare l’ex centrale termica della Ticosa, ormai da anni diventata rifugio per disperati e senza fissa dimora. La decisione di sgomberare la struttura era nell’aria già da diverse settimane e da oggi si è entrati nella fase operativa. Poco prima delle 9 gli addetti, accompagnati dall’assessore alla Sicurezza di Palazzo Cernezzi, Elena Negretti sono entrati nell’area della Santarella scortati da alcuni agenti in borghese. Primo passaggio, entrare nell’ex centrale per verificare la presenza di persone all’interno. E in effetti sono stati trovati due extracomunitari accampati per la notte, uno dei due già noto alla forze dell’ordine. Entrambi sono stati immediatamente scortati in Questura per gli accertamenti di rito. La centrale al suo interno mostra da tempo segni di presenza umana con diversi giacigli e suppellettili varie. E sempre nei dintorni era stata indicata in più occasioni anche la presenza di spacciatori.
«Abbiamo iniziato con i lavori. Si punta a una soluzione permanente per impedire l’accesso alla struttura dato che l’area si è trasformata in un rifugio per senzatetto e personaggi discutibili», spiega l’assessore. Un vero dormitorio in epoche passate, con numerosi ospiti, che per le precarie condizioni di sicurezza era stata anche avvolta da un incendio. Intanto i prossimi due giorni serviranno per chiudere tutti gli accessi e poi si passerà agli interventi necessari a ripristinare la recinzione metallica che corre tutto intorno al perimetro e che nel tempo è stata in più punti rotta per creare degli accessi alla Santarella. «Subito dopo scatterà la seconda fase che prevede la bonifica dell’area con il taglio delle piante e la pulizia della zona. La situazione di degrado causata anche da questa vegetazione cresciuta incolta per mesi è infatti uno dei problemi maggiori», aggiunge l’assessore Elena Negretti.
Va ricordato che la centrale termica della Ticosa fu progettata nel 1929 (compirà quindi novant’anni nel 2019) ed edificata tra 1929 e 1930 dall’Ufficio Tecnico della ditta Barosi, specialista di cementi armati. L’edificio è l’unico rimasto in piedi del comparto dell’ex Ticosa in mano alla proprietà pubblica. Purtroppo dagli anni duemila si è gradualmente trasformata in un vero rifugio per disperati e senza tetto e dopo la chiusura del parcheggio della Ticosa l’area si è sempre più desertificata fino alla situazione attuale. In passato si è discusso molto su come recuperare l’immobile e tra le varie ipotesi erano spuntate prima quella di insediare un museo e poi, a più riprese, si era fatta avanti l’università dell’Insubria in cerca di nuovi spazi per l’ateneo. «Sul futuro ovviamente ancora nulla di chiaro si può dire. Essendo l’area sottoposta a vincolo architettonico e essendoci in essere anche il problema della bonifica della Ticosa», chiude l’assessore.

7 novembre 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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