Sgridava la figlia: «Devi dimagrire». La mamma adesso rischia il processo

palazzo di giustizia como

Indagini chiuse e quadro delle accuse che è rimasto sostanzialmente inalterato.
La Procura di Como – pubblico ministero Massimo Astori – contesta a una madre di 47 anni il maltrattamento della figlia, in un periodo compreso tra l’ottobre del 2017 e lo stesso mese del 2018, quando cioè la zia della ragazza – che all’epoca aveva 16 anni – denunciò in Questura a Como il ferreo regime alimentare cui era tenuta la nipote minorenne.
Le indagini hanno permesso di ricostruire quanto era accaduto, partendo dai «50 chili di peso» che – a detta della madre – la figlia non doveva superare perché «la bilancia non inganna». Una dieta a base di passati di verdura e insalate, con l’ossessione del peso limite (da misurare sulla bilancia e con una cadenza maniacale) per una adolescente alta 1 metro e 72 centimetri.
La zia – medico – si era preoccupata per i continui svenimenti, mal di testa e per la stanchezza cronica che aveva ormai colpito la nipote, che aveva anche perso il ciclo mestruale. «Ti viene la faccia come un criceto… ma ti specchi?», era una delle frasi che la madre diceva alla figlia, secondo l’accusa. «Sei brutta, lo vuoi capire?», era l’ulteriore “incoraggiamento”. Vessazioni alimentari e psicologiche che toccavano la 16enne ma non il fratello, che poteva mangiare quello che voleva.
L’indagine era poi approdata prima a una misura cautelare, chiesta dalla Procura lariana e firmata dal giudice Carlo Cecchetti.
Una ordinanza restrittiva che aveva imposto l’allontanamento della mamma dalla casa e il divieto assoluto di avvicinare e comunicare con la figlia. Erano poi seguiti un incidente probatorio – in cui era stata sentita la presunta vittima – e una ulteriore consulenza tecnica sulla vicenda.
La misura cautelare, nel frattempo, era stata revocata perché il periodo di allontanamento – secondo il giudice – era servito a migliorare la situazione, rendendo meno difficili i rapporti tra mamma e figlia.
Rimanevano sospese, naturalmente, le accuse di maltrattamenti fisici e psicologici.
Inchiesta che è arrivata al termine con la notifica – nelle scorse ore – della chiusura delle indagini preliminari.
La difesa avrà tre settimane di tempo per replicare al pubblico ministero che poi dovrà valutare, da ultimo, se chiedere o meno il processo.

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