Shearwater, gran classe con brivido

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I live da non perdere

Ovunque la si voglia collocare, tra Scott Walker e Jeff Buckley o nel mare acustico dei Radiohead, gli Shearwater regalano sempre grandi emozioni musicali.
Se Rook, quinto e migliore disco della loro carriera, era un viaggio senza tempeste, in cui il piano accarezzava ogni lembo di dieci meravigliose isole sonore, il capitolo successivo della band americana non poteva che intitolarsi The Golden Archipelago. Chitarre come onde impetuose che si placavano tra violini e fiati, e la voce evocativa

di Jonathan Meiburg a regalare ancora quel brivido che sapeva trasformare ogni singola canzone in un piccolo capolavoro. Nel 2010 anche il settimo sigillo, Shearwater Is Enron, non deluse le aspettative dei fan e della critica, insomma un’altra prova di grande classe. Anche l’ottimo Animal Joy contribuiva a nutrire una ricetta che lo scorso hanno ha trovato nuovi ingredienti con Fellow Travellers, il disco che l’8 marzo, alle 21 li riporta al Magnolia di Milano.
Partiamo da qui: Tim Smith è uscito dal gruppo. Ragion per cui, secondo alcuni, i Midlake avrebbero dovuto sciogliersi o cambiare nome. In effetti, come Peter Gabriel per i Genesis o Syd Barrett per i Pink Floyd, Tim non era un membro qualsiasi della band, ma il cantante, il chitarrista e colui che aveva in carico la scrittura della maggior parte dei pezzi del gruppo texano di Denton. Invece, nonostante Smith durante le registrazioni dell’atteso quarto album avesse raccolto le sue chitarre e sbattuto la porta, i Midlake hanno deciso di tirare dritto con i loro marchio, affidando il ruolo di nuovo frontman a Eric Pulido, e di completare Antiphon. Il risultato, se non sorprendente, è almeno rassicurante, soprattutto per chi li aveva incontrati nel 2006 sulle strade di The trials of Van Occupanther, e non tanto lungo quelle dell’acclamato The Courage of Others, a cui lo stesso Smith avrebbe voluto dare degno seguito.
Di certo, l’anomala band americana che macina musica con radici ben piantate in terra d’Albione, presa per mano, manco a dirlo, da un produttore britannico, quel Tony Hoffer già con Beck e gli Air, ha decisamente arricchito il proprio suono. Meno orizzontali che nel recente passato, le canzoni di Antiphon risultano complesse, stratificate, ricche.
Ma soprattutto evocative di un epoca senza tempo e sfuggenti alle facili etichettature di oggi. Come dimostreranno in concerto l’8 marzo, alle 21, al Tunnel di Milano.
Con la sua isterica chitarra, Joe Bonamassa racchiude tutti i pregi e i difetti del blues bianco di oggi. Poco o nulla a che vedere con il suono di una volta: un occhio a Jimi Hendrix giusto per essere corretti, uno a Stevie Ray Vaughan solo per vedere se qualcuno si accorge di lui, una voce roca e graffiante con sezioni ritmiche di mancati metallari che suonano con bassi attivi a sei corde e batteristi con troppi piatti al seguito. Venti dischi alle spalle in dieci anni, la metà dei quali dal vivo. Ragion per cui è facile capire quale sia la sua cifra: dal vivo, l’8 marzo, alle 21, al Teatro Arcimboldi di Milano.
Con una voce ruvida, appassionata e struggente, Jack Savoretti ammalia e rapisce incarnando alla perfezione la fisionomia del giovane cantautore. Culturalmente eclettico e influenzato dal songwriting più colto, che in passato lo ha portato ad essere paragonato a Bob Dylan e Damien Rice, le sue incisive melodie sono dominate dal suono della chitarra acustica e da una rara attenzione ai testi. Al Blue Note, l’11 marzo, alle 21, presenta il nuovo album Before the Storm, un lavoro maturo che si allontana da riferimenti troppo stretti.

Nella foto:
I PROTAGONISTI
A sinistra, i Midlake, gruppo texano di Denton. Sono attesi in concerto l’8 marzo, alle 21, al Tunnel di Milano. Sotto, gli Shearwater che propongono i brani del nuovo album “Fellow Travellers” l’8 marzo, alle 21, al Magnolia di Milano

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