Shopping transfrontaliero, divieti verso la proroga

I controlli congiunti in dogana

Per vedere tornare i clienti svizzeri nei negozi e nei supermercati di Como, per gli acquisti di abbigliamento o per fare la spesa ci vorrà ancora del tempo. Nonostante le richieste pressoché unanimi dei partiti di maggioranza di eliminare per questa categoria l’obbligo di tampone e quarantena in caso di passaggio tra i due Paesi, il Ministero della Salute dovrebbe riproporre la norma anche il prossimo 30 aprile, quando scadranno le attuali limitazioni previste dall’ordinanza per la mobilità verso l’estero.

L’abolizione dell’obbligo del tampone sarebbe indispensabile per far ripartire tutti i settori dell’economia di frontiera, da sempre caratterizzati da scambi commerciali frequenti e continui. Il senatore del Pd Alessandro Alfieri, uno dei primi promotori di una richiesta di eliminazione di test e quarantena, al Corriere del Ticino ha spiegato che difficilmente questa misura sarà concretizzata.

Nessuna scorciatoia insomma per il confine italo-svizzero. «Ho parlato a lungo con il ministro Roberto Speranza spiegandogli la questione – dice Alfieri al Corriere del Ticino – non so che decisione sarà presa ma temo che non avremo l’auspicata apertura. Potrebbe anche esserci un passo avanti, ma non sarà risolutivo. È vero che il tema si pone nel breve: una volta a regime il “green pass europeo”, probabilmente a giugno, i vaccinati, o tutti coloro i quali sono guariti dal Covid, potranno infatti muoversi liberamente. Tuttavia, ancora per un paio di mesi, le regioni di confine vivranno una situazione di grande difficoltà».

Resta così in vigore l’attuale disposizione che prevede che chi ha soggiornato o transitato in Svizzera «nei quattordici giorni antecedenti all’ingresso in Italia» si deve sottoporre al tampone molecolare o antigenico da esibire alla frontiera, «a un periodo di 5 giorni di quarantena presso l’abitazione o la dimora» nelle quali sono diretti; devono poi comunicare all’azienda sanitaria «competente per territorio» il proprio ingresso in Italia. Al termine di questa breve quarantena, devono infine «effettuare un ulteriore test molecolare o antigenico». Sono esclusi i motivi urgenti o di lavoro e di studio. Per una zona di confine, abituata storicamente a uno “scambio” quotidiano, si tratta ovviamente di limitazioni insostenibili. Peraltro, ai valichi i controlli in questo senso da parte della polizia di frontiera e della guardia di finanza sono molto scarsi, quasi nulli. Come riporta sempre il Corriere del Ticino.

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