Cronaca

Show di Fabrizio Corona in Tribunale. Si indaga per oltraggio e falsa testimonianza

altIl pm ottiene la trasmissione degli atti e della registrazione audio in Procura

La prima uscita dal carcere di Busto Arsizio (dopo l’arresto dello scorso gennaio) poteva andare meglio a Fabrizio Corona. Che, a conti fatti, se n’è tornato in cella con due nuovi fascicoli con cui fare i conti, come invocato (e ottenuto) dal pubblico ministero Mariano Fadda al collegio del Tribunale di Como. La pubblica accusa ha infatti chiesto la trasmissione degli atti (e della registrazione della seduta) in Procura per oltraggio ad un magistrato in udienza e falsa testimonianza. Richiesta giunta al termine di 15 minuti di esame – con il fotografo dei Vip che veniva sentito come testimone – in cui si è avuto un crescendo di tensione per merito (o colpa?) di Corona che ha più volte alzato la voce in direzione

del pm chiedendo – non si sa bene per quale motivo, visto che non c’erano state domande “sgarbate” – un «maggior rispetto».
Le urla in aula
Tutto inizia alle 9.45. Corona, che era giunto con il cellulare della penitenziaria alle 8.36, viene introdotto in aula. Ad attenderlo non ci sono solo il pm, gli imputati e il collegio (dopo che già due volte, invitato a presentarsi, aveva dato “buca”), ma anche la madre e i familiari. L’occasione della prima uscita dal carcere di Busto è il processo per i presunti costi gonfiati al Casinò di Campione d’Italia tra il 2004 e il 2005. Il pm, insomma, vuole chiedergli conto di una fattura emessa a carico della società di uno degli imputati per la presenza nella casa da gioco di Nina Moric e Alessia Fabiani. Corona – barba e capelli lunghi, scarpe gialle fluo, jeans, giacca della tuta blu aperta e magliettina bianca – entra e guarda verso i familiari facendo segno con il pollice alto che va tutto bene. Parla con loro a distanza, «non li vedo da un po’ di tempo», dice al giudice. Poi si siede guardando fisso il pm. È la sfida che precede la domanda. L’accusa chiede della fattura già citata. «E come faccio a ricordarmi dopo tanti anni? Per questo non sono venuto le altre volte che mi avete chiamato – sbotta Corona – Sa quante fatture facevamo?». La voce di Corona si alza a sfidare il pm che replica calmo. «Lei è qui a fare il testimone e a dire quello che si ricorda». «Sa cosa dico allora? Che me ne vado – attacca il fotografo – Sono imputato o testimone? Lei mi deve portare rispetto e mi deve guardare in faccia, e non alzi la voce». La replica del magistrato: «Quando avrà finito il suo show potrò farle la domanda. Le ricordo che a queste cose aveva già risposto alla guardia di finanza: anche allora chiedeva di essere guardato negli occhi?». Poi finalmente Corona risponde: «Quello che dichiarai alla finanza va bene anche oggi». E in quella occasione il 38enne disconobbe la fattura numero 1010 intestata ad una società di uno degli imputati per le prestazioni della Moric e della Fabiani. Tutto chiuso? «Abbiamo fatto tutto questo casino per nulla», chiosa Corona. Ed invece non è tutto finito. Perché pochi attimi dopo, rispondendo alle domande dell’avvocato della difesa, il fotografo cambia versione: «No, la fattura 1010 fu correttamente emessa e pagata. Perché prima ho detto no? Perché non mi ricordavo il nome della società ma quello della persona con cui presi contatti».
Gli atti in procura
Sono le 9.58 quando Fabrizio Corona si alza dalla sedia di fronte al collegio. «Ciao Fabri, ti vogliamo bene. Forza», gridano i parenti. E lui esce mostrando sempre il pollice alto. Il tutto mentre il pm chiede al collegio di trasferire gli atti in Procura per falsa testimonianza e oltraggio al magistrato in udienza.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’arrivo di Corona in Tribunale a Como per l’udienza di ieri mattina (foto Fkd)
6 marzo 2013

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