Si accende la protesta degli operatori sanitari lariani. Il fermo documento
Cronaca, Economia, Sanità

Si accende la protesta degli operatori sanitari lariani. Il fermo documento

Hanno accolto l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, con un duro documento di protesta, i rappresentanti sindacali di medici, infermieri e tutti gli operatori del settore sanitario. In occasione dell’inaugurazione della nuova sede del Centro Servizi per pazienti cronici in via Napoleona, sono state messe nero su bianco tutte le criticità vissute da chi lavora nel comparto all’interno dell’Asst Lariana, che comprende gli ospedali Sant’Anna di San Fermo, Sant’Antonio Abate di Cantù, il Felice Villa di Mariano, i vari poliambulatori, i punti prelievi e le sedi sanitarie territoriali.
I dipendenti chiedono che Regione Lombardia intervenga per ripristinare livelli adeguati nei carichi di lavoro. C’è chi è infatti costretto a compiere anche tre turni di notte consecutivi al mese e una serie di addetti ha ormai superato i 65 anni.
«Si devono valorizzare e responsabilizzare le risorse umane di tutte le professioni sanitarie», scrivono i sindacati uniti, che non criticano la riforma sanitaria regionale nella sua filosofia, ma anzi denunciano la mancata attuazione dei principi e delle sue linee guida.
«Più volte abbiamo esplicitato alla direzione le criticità organizzative e gestionali – scrivono ancora i sindacati – Il 2 novembre la direzione ha dichiarato che la spesa del personale era aumentata in un anno di due milioni di euro rispetto al 2016. Dove sono finiti questi due milioni in più se a tutt’oggi la direzione riduce il numero del personale per turno?», si chiedono le Rsu. Il sindacato denuncia situazioni al limite nei pronto soccorso. Infine viene evidenziato come molti medici abbiano chiesto mobilità o trasferimenti.
L’assessore Gallera, dal canto suo, ha ascoltato le recriminazioni dei rappresentanti dei lavoratori e spiegato come la situazione sia molto grave, ma la Regione «a causa di leggi nazionali – ha detto – non può investire altri fondi sul personale».

13 gennaio 2018

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Redazione Corriere di Como

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