Si contendono il videopoker, la lite finisce a bottigliate e coltellate

Tribunale di Como

Avrebbero litigato per quelli che vengono genericamente definiti futili motivi. Nella sostanza del caso, per una macchinetta videopoker che si contendevano perché pensavano fosse più fortunata delle altre, ammesso che possa davvero esistere una macchinetta più fortunata delle altre.
Un litigio – iniziato tra due uomini – che ha poi finito con il coinvolgere anche il figlio e il cugino di uno dei due contendenti. Alla fine, a pagare le conseguenze più gravi, è stato l’uomo che si trovava da solo a fronteggiare gli altri tre, colpito con bottigliate in testa e pure coltellate all’addome, con ferite ritenute comunque non gravi.
I fatti appena narrati risalgono alle ore precedenti al lockdown deciso per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Nell’ultima sere “libera”, era il 7 marzo del 2020 e proprio in quella notte fu deciso il blocco totale, a Cermenate si scatenò il diverbio appena accennato.
Ora, per quell’episodio di cronaca, tre persone sono finite con l’essere iscritte sul registro degli indagati ed è stato loro notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta dell’uomo che avrebbe dato il via al diverbio (74 anni), del figlio di 46 anni e del cugino di 53 anni, i primi due residenti a Cermenate, l’ultimo a Bregnano. Figlio e cugino intervennero infatti a supporto del padre, per opporsi all’uomo con cui era iniziata la discussione per l’utilizzo della macchinetta videopoker. Le accuse mosse dalla procura parlano di lesioni personali aggravate in concorso, per aver «colpito ripetutamente con alcune bottigliate in testa nonché con alcune coltellate all’addome» l’avversario della lite.
Il pm contesta anche l’utilizzo del coltello, per «l’aver portato fuori dalla propria abitazione senza giustificato motivo un coltello, arma comune da taglio». La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Rallo, avrà ora tempo per fornire alla pubblica accusa la propria versione su quanto accaduto. Poi toccherà al pm chiedere o meno il processo per i tre parenti di Cermenate e Bregnano.

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