Si ferma l’emorragia dei frontalieri in Ticino. Numeri in crescita dopo quasi due anni

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Frontalieri in Ticino sull’altalena. Torna a crescere il numero dei lavoratori che ogni giorno varcano il confine del Cantone di lingua italiana per guadagnarsi uno stipendio: alla fine del primo trimestre di quest’anno erano 63.869, quasi 2mila in più rispetto al dicembre del 2018 (62.053) ma anche un migliaio scarso in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (64.618).
Ovviamente, la quasi totalità di questi lavoratori proviene dall’Italia: 63.733. Soltanto 42 i francesi, 38 i tedeschi e 5 gli austriaci.
Le cifre sono state pubblicate martedì dall’Ufficio federale di Statistica (Ust) e integrate da una serie di numeri resi noti dall’Ufficio cantonale di Statistica di Bellinzona (Ustat).
Negli ultimi 20 anni, i frontalieri italiani in Ticino si sono più che raddoppiati. All’inizio del 1999 erano infatti 26.513, oggi come detto sfiorano i 64mila, con un aumento superiore al 240%.
La crescita è stata costante e continua ma sembrava essersi fermata nel 2017. Per sei trimestri consecutivi, da giugno 2017 a dicembre 2018, il numero dei frontalieri è calato passando dalla cifra record di 66.046 a 62.053, un livello simile a quello fatto segnare nel giugno del 2016.
Adesso la curva è tornata a crescere. E non di poco. L’aumento nel giro di tre mesi è stato infatti di 1.816 unità, pari al 2,92%. È vero che il dato del primo trimestre del 2019 resta inferiore a quello dello stesso periodo del 2018, ma la tendenza al calo dei frontalieri sembra essersi fermata. Bisognerà ovviamente attendere almeno uno o due trimestri ancora per capire se si tratta di una vera e propria inversione di trend o di un fenomeno legato a fattori stagionali. Certo è che la struttura del mercato del lavoro ticinese appare tuttora molto solida.
Dal 2002 alla fine del 2018 il numero complessivo delle persone impiegate nel Cantone è passato da 187.400 a 233.600. Lo scorso anno, per la prima volta, il totale degli impieghi in Ticino aveva fatto segnare un dato negativo rispetto ai 12 mesi precedenti (alla fine del 2017 i posti di lavoro erano 237.300), ma questa diminuzione aveva riguardato esclusivamente i frontalieri. Il numero di cittadini svizzeri impiegati in Ticino era infatti ulteriormente cresciuto, passando da 118.300 a 118.600.
A dimostrazione del fatto che la manodopera straniera è comunque un fattore di equilibrio, sia in fase di crescita sia in caso di crisi.
Tornando agli ultimi dati, la crescita del frontalierato è avvenuta sia nel settore secondario (industria) sia, soprattutto, in quello terziario (commercio e servizi).
Alla fine di marzo, i frontalieri nelle fabbriche e nei cantieri ticinesi erano poco meno di 23mila contro oltre 40mila al lavoro in negozi, strutture sanitarie, uffici, bar e ristoranti.
Per avere un’idea della trasformazione del mercato del lavoro, nel marzo del 1999 gli addetti frontalieri nel settore secondario erano 16.385 e quelli nel settore terziario 9.929. Se i primi, in 20 anni, sono cresciuti oltre il 40%, i secondi sono in pratica quadruplicati.
Un’ultima osservazione: i frontalieri uomini sono in grande maggioranza sulle donne: 38.993 (pari al 61,05%) contro 24.876. Nel 1999 questo rapporto era meno sbilanciato dato che i frontalieri uomini non superavano il 57% del totale.

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