Si infittisce il delitto del lago. Controlli sui possessori di armi

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Un nuovo sopralluogo

Sarà decisivo l’esito dell’autopsia in programma domani

Le immagini delle telecamere della zona, il traffico del cellulare, l’elenco dei possessori di un’arma compatibile con il delitto. Proseguono su più fronti gli accertamenti degli inquirenti che stanno dando la caccia al killer di Alfredo Santini, 40 anni, ucciso a colpi di arma da fuoco nella tarda serata di venerdì scorso a Domaso. Ieri mattina, i responsabili delle indagini hanno effettuato un nuovo sopralluogo nel punto in cui l’uomo si pensa sia stato colpito a morte. A Domaso, accompagnato

dai carabinieri del reparto operativo di Como e della compagnia di Menaggio è arrivato il magistrato che coordina l’inchiesta, Mariano Fadda. Gli inquirenti sono rimasti a lungo nella zona per ipotizzare e ricostruire tutte le possibili dinamiche dell’omicidio.
Le indagini proseguono su più fronti. Nelle scorse ore, i carabinieri hanno ascoltato i familiari di Sandrini, ma anche i residenti di numerose abitazioni nei dintorni della zona di via Cinque Case in cui il 40enne è stato ferito. Ieri, i militari dell’Arma hanno parlato anche con il datore di lavoro della vittima. Sandrini lavorava in una segheria e, in base a quanto riferito dal titolare, non ha mai creato alcun problema ed era sempre puntuale e attento sul lavoro. Il giorno del delitto, il 40enne era in ferie per il periodo natalizio.
Decisivo per le indagini sarà sicuramente l’esito dell’autopsia. L’esame si svolgerà probabilmente tra domani e giovedì. Gli inquirenti attendono risposte soprattutto sul numero e sul tipo di proiettili che hanno ucciso Sandrini. Secondo le prime informazioni, il 40enne è stato colpito da un’arma di piccolo calibro ed è stato raggiunto da almeno due colpi. Sempre stando alle prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato raggiunto prima all’addome e poi alla schiena, una circostanza che fa pensare a uno o più colpi esplosi mentre la vittima era in fuga.
I carabinieri hanno stilato un elenco di possessori di armi regolarmente denunciate. In queste ore è stata controllata una cinquantina di persone, ma su questo fronte gli accertamenti sono ancora in corso. Un’accelerazione in questo senso sarà possibile solo nel momento in cui, dopo l’autopsia, gli inquirenti avranno la possibilità di fare indagini approfondite sui proiettili che hanno ferito a morte Sandrini.
Resta al momento oscuro il movente del delitto. Nel 2009, Alfredo Sandrini era stato condannato a un anno e 8 mesi per un furto in una sala Slot in provincia di Sondrio. Stava terminando di scontare la pena fuori dal carcere, affidato ai servizi sociali. Tra i vincoli che doveva osservare c’era anche l’obbligo di rientrare a casa entro le 23. Anche per questo resta difficile da capire come mai, la sera dell’omicidio, fosse uscito di casa dopo le 21, in sella alla sua bicicletta, l’unico mezzo del quale al momento disponeva.
L’ipotesi dell’agguato, avanzata inizialmente, sembra perdere di consistenza. Le modalità del delitto infatti sembrano poco compatibili con il “lavoro” di un killer. Sembra più plausibile con il passare delle ore invece l’idea che l’omicida abbia sparato non a distanza ravvicinata, ma piuttosto a una certa distanza dalla vittima. Non si esclude dunque che Sandrini abbia fatto qualcosa che ha provocato una reazione spropositata di qualcuno. Una persona che aveva a disposizione un’arma e non ha esitato a sparare.
Dopo essere stato colpito, Alfredo Sandrini è risalito sulla sua bicicletta e ha continuato a pedalare almeno per un chilometro prima di accasciarsi a terra, in gravi condizioni ma ancora cosciente e in grado di attirare l’attenzione urlando per chiedere aiuto. Un altro dei punti ai quali gli inquirenti dovranno dare una risposta. Il 40enne infatti avrebbe potuto chiamare subito i soccorsi, ma ha preferito invece provare ad allontanarsi dal luogo in cui era stato aggredito e colpito. Al vaglio degli inquirenti infine le immagini delle telecamere a circuito chiuso che potrebbero aver ripreso la pedalata della vittima e i suoi ultimi spostamenti oltre ai tabulati telefonici del cellulare del 40enne.

Anna Campaniello

Nella foto:
La vittima, Alfredo Sandrini, aveva 40 anni

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