Si lavora sulle vite non sulle scartoffie

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di Adria Bartolich

Siamo all’inizio del nuovo anno scolastico, milioni di studenti ed insegnanti si apprestano  a tornare a scuola , alcuni carichi di apprensione, altri felici di ritrovare i loro compagni o un lavoro che amano. Sì, perché molti insegnanti amano davvero il loro lavoro che, fuor di ogni retorica, è una professione che, se svolta con passione,  dà  soddisfazioni immense. Niente è più gratificante di vedere un alunno che cresce, migliora, impara e sviluppa la sua personalità grazie all’aiuto e al supporto del proprio lavoro.

La scuola, al di là di normative e circolari, vive soprattutto di questo: serietà e passione. Il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nella sua replica al Senato, ha messo la scuola al primo punto del programma del nuovo governo  riconoscendone, a ragione,  la  centralità nello sviluppo del Paese. È così. Senza una buona  scuola una nazione è destinata a una progressiva decadenza. Un buon sistema educativo e d’istruzione non solo forma cittadini più consapevoli e responsabili, ma contribuisce alla crescita economica, culturale e civile di migliaia di ragazzi.

Per queste ragioni la scuola deve funzionare e per farlo ha bisogno innanzi tutto di attenzione, investimenti e soprattutto di semplicità. Di essere messa cioè nelle condizioni di non sprecare energie alla spasmodica ricerca di insegnanti che non arrivano o  prendono servizio ad anno scolastico ormai iniziato da tempo e, soprattutto, di spazi decorosi , in ordine e sicuri, e  di potere  intervenire sull’organizzazione del lavoro con flessibilità senza aspettare indirizzi dal ministero.

Si lavora su vite e personalità, non su scartoffie. È bene che si sappia e che di questo si sia consapevoli. Le   esigenze delle persone non sono programmabili, non hanno bisogno di protocolli ma di tempestività e adattabilità.  Ragion per cui la domanda corretta non è come fanno le scuole di alcune zone, pur in assenza cronica di personale, a funzionare e pure bene  con risultati a volte eccellenti (la risposta è semplice: si mette giù la testa e si lavora anche per coloro che mancano), bensì come mai nelle scuole di altre zone,  in aree tra l’altro  dove cultura, conoscenza e professionalità servono come il pane, pur con il personale al completo i risultati molto spesso scadenti. Se crediamo davvero che la scuola e l’istruzione siano essenziali per lo sviluppo del Paese, questo non è più accettabile.

Mi auguro perciò che questo governo esca per sempre dalla logica della scuola serbatoio di voti e di consenso, e  faccia davvero tutto il necessario per supportare la professionalità dei lavoratori della scuola  anche retribuendo meglio chi in essa  investe il massimo delle  sue energie. 

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