Sì o no al monumento, la rete si scatena

Il dibattito su Facebook
Terragni: «Urbanistica ottocentesca». Saladino: «Annunciamo Volta»
(f.bar.) I social si sono ormai impadroniti della scultura dell’archistar Daniel Libeskind (foto a destra). L’opera, che nessuno ha ancora visto ma che tante discussioni ha già provocato, è finita nel tritacarne di Facebook.
Dopo il botta e risposta tra l’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino, favorevole all’installazione in vista di Expo, e alcuni architetti e uomini di cultura comaschi, firmatari di una lettera in aperto contrasto con il piano e specialmente con la decisione di installarla in fondo alla diga foranea, il tema si è spostato sul web.
In queste ore spopola in rete il dibattito innescato da Attilio Terragni, pronipote del maestro razionalista, che ha posto un serie di interrogativi a Palazzo Cenezzi. Il Comune viene invitato a dimostrare per scritto la gratuità – come dichiarato – dell’opera, compresi eventuali interventi di manutenzione e di rimozione. La richiesta è poi di poter vedere il progetto «che finora è riservato a pochi eletti» e avere rassicurazioni sul fatto che la «diga possa reggere e a che costi».
Alcuni hanno invitato Terragni a una maggior elasticità visto che «stiamo parlando di uno dei più grandi architetti viventi – dice Gianfranco Melli – e di una città che ha bisogno di essere rivitalizzata». Ma la replica non si è fatta attendere. «Rivitalizzare la città con singoli monumenti è urbanistica ottocentesca», ha ribattuto Terragni.
Non tutti però concordano sulle domande rivolte al Comune. «Perché per sostenere un’opera d’arte di uno dei più grandi al mondo dobbiamo fare tutti questi passaggi e per demolirla basta un comunicato firmato da 10 persone?», si interroga Michele Bollini.
Immediata la risposta. «Nessuno dice no a una Ferrari ma poi bisogna essere in grado di pagare il superbollo e la benzina – osserva Terragni – Invece è facile utilizzare il grande nome per evitare qualsiasi dibattito o ragionamento sulla città. Si tratta di un sistema che arriva a Como quando da anni si sa che non funziona perché lascia molti conti da pagare per opere che non sono veramente pubbliche».
Sul tema, dalla sua pagina Facebook interviene anche Bruno Saladino, ex preside del liceo classico Alessandro Volta. «Nel mondo i luoghi si pre-annunciano al pellegrino e al viandante con insegne, cartelloni e manifesti. Mentre viaggiamo in Europa ci viene detto che “stiamo per giungere” nella città del peperoncino, del torrone, della mortadella – scrive Saladino – Ciò è anche un segno di gratitudine di una comunità nei confronti dei suoi figli più illustri. Como dovrebbe dire di essere la città natale di Alessandro Volta. Como potrebbe pure informare di essere la “città della seta”, non certo della birra come fa con l’alambicco di Lazzago. Non c’è luogo al mondo che non ne sarebbe fiero! E se la provocazione di Libeskind (fortemente sostenuta da Amici di Como) fosse una vendetta nei confronti dei suoi amministratori? Non avete fatto nulla negli ultimi decenni per il vostro figlio più illustre e ora io ve lo impongo con qualcosa che non può più sfuggire a nessuno».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.